Con l’understatement e l’arte d’equilibrio di chi ha messo in verticale un Bosco, in un’intervista a Repubblica Stefano Boeri ha spiegato in tre parole come si possano far convivere il superiore interesse pubblico e la legalità:
“Non dobbiamo mai dimenticare che il Piccolo Teatro nasce proprio da una occupazione poi resa legittima. Questa è Milano”. Fu Paolo Grassi a sfondare con un calcione la porta di un palazzo che era stato prigione della milizia saloina. Se si fa buona politica, anche un inizio abusivo può essere sanato. Poi c’è invece una cattiva politica che nulla dice su antiche, e nuove, illegalità. Sabato, durante la manifestazione contro
lo sgombero del Leoncavallo, aka contro il “modello Milano” gli “antagonisti” hanno occupato il cantiere del Pirellino, grattacielo proprietà di Coima srotolando lo striscione: “Contro la città dei padroni”. In buon italiano si direbbe proprietari, non padroni. E andrebbe ricordato che i legittimi “padroni” del grattacielo hanno versato nelle tasche del comune ben 193 milioni per l’acquisto. L’ad di Coima, Manfredi Catella, ha commentato con un comunicato pungente: “Le manifestazioni violente con azioni illegali e occupazioni abusive da parte dei cortei formati dai centri sociali, con la partecipazione di rappresentanti di espressioni politiche,
rappresentano evidentemente la nuova proposta del cosiddetto modello Milano, che interpreta la democrazia urbanistica invocata da alcuni”.La cosa avrebbe potuto terminare lì, non si fosse messo in mezzo, con intempestiva arroganza, il capogruppo del Pd in regione, Pierfrancesco Majorino, figura di riferimento della maggioranza Schlein a Milano. Non un passante. Il quale ha pensato bene, anzi male, di chiudere la bocca a Catella – cittadino milanese, imprenditore che contribuisce allo sviluppo di Milano, a capo della società che possiede l’immobile. Majorino ha usato un tono da commissario politico: “Il dottor Catella farebbe meglio a non chiacchierare su e di Milano, farebbe una figura migliore”. Non “chiacchierare”, che volgarité, starebbe a dire che un cittadino non deve parlare. In quale regime? E “figura migliore” è il sottinteso questurino è che il dottor Catella è indagato, quindi già condannato.
A parte le frasi a effetto dei pm, essere sottoposti a indagine non toglie la libertà di parola. Oppure farebbe “miglior figura” si riferisce al (cattivo) “modello Milano” cui ha partecipato? Basterebbe la Biblioteca degli Alberi regalata ai milanesi – ma sostenuta da Coima – a illustrare il contributo di visione e pratico offerto dal Catella che “farebbe figura migliore” a tacere. E si potrebbe anche ricordare che Majorino, che è stato per due mandati assessore al Welfare di Milano, altrettante belle e creative figure per i milanesi non ne ha lasciate. Anzi ha partecipato a due giunte che “contro la città dei padroni” non hanno trovato manco uno sgabuzzino per il Leonka. Riconosciamo al capogruppo del Pd in regione di essere più avveduto del segretario metropolitano del suo partito, che invece si è lasciato scappare un ridicolo “Catella farebbe meglio a tacere anziché fare l’influencer”. Ma sguaiatezze e linguaggi da social a parte, un ex assessore, ex capogruppo comunale, ex parlamentare europeo dovrebbe spiegare il senso politico di un brutto attacco a un cittadino, libero di esprimere le sue idee e difendere un’idea di legalità meno sgangherata di quella degli okkupanti sociali cui invece il commissario politico ha scelto di inchinarsi. Majorino, non è un mistero, potrebbe essere il prossimo candidato sindaco di Milano. Davvero vorrebbe togliere la parola ai suoi cittadini?