Il Parlamento europeo ha ripreso i lavori dopo la pausa estiva e il caso che ad agosto ha coinvolto
Pierfrancesco Maran resta aperto.
Le chat dell’europarlamentare del Pd (ex assessore alla Casa al comune di Milano) sono state acquisite dalla procura milanese nell’ambito dell’indagine sull’urbanistica in violazione delle sentenze della Corte costituzionale (casi Renzi ed Esposito), che impongono l’autorizzazione preventiva del Parlamento, in questo caso europeo. I pm hanno sequestrato il telefono del costruttore Manfredi Catella, trovando al suo interno una chat WhatsApp con Maran, non indagato. Anziché fermarsi e chiedere l’autorizzazione al Parlamento europeo per accedere alla chat e acquisire la conversazione, come stabilito dalla Consulta,
gli inquirenti hanno estrapolato i messaggi e li hanno pure allegati alla memoria depositata al Riesame che si doveva esprimere sui ricorsi contro gli arresti, contribuendo a farli finire sui quotidiani. Dagli uffici di presidenza del Parlamento europeo fanno sapere che spetta al singolo deputato, in questo caso Maran, attivarsi per segnalare eventuali violazioni delle proprie immunità e quindi delle prerogative dell’intero Parlamento.
Al momento però, come apprende il Foglio, l’eurodeputato dem non lo ha ancora fatto. “Siamo di fronte a un classico esempio di sudditanza della politica alla magistratura”, commenta al Foglio Stefano Esposito.“Si parte sempre da un presupposto errato, e cioè che l’immunità sia un privilegio che riguarda il parlamentare, mentre i parlamentari sono soltanto la breccia attraverso la quale viene violato il princìpio di equilibrio tra i poteri. Il bene tutelato non è il singolo parlamentare ma sono le funzioni dell’istituzione. E la magistratura piccona il muro che separa le diverse competenze”, aggiunge Esposito, che quando era senatore del Pd per tre anni (dal 2015 al 2018) venne intercettato indirettamente circa 500 volte dal pm torinese Gianfranco Colace, per poi essere pure rinviato a giudizio, il tutto senza alcuna autorizzazione del Senato, cioè illegalmente. Il caso arrivò di fronte alla Corte costituzionale, che censurò severamente l’operato del pm Colace. Il magistrato in seguito è stato sanzionato, insieme al gup, anche dal Csm con il trasferimento di sede (Milano) e funzioni.
“Maran, ritenendo che la questione non lo riguardi, commette un errore gravissimo, perché le presunte violazioni da parte della magistratura nei confronti del Parlamento europeo sono ferite che, se non segnalate e quindi non curate, diventano una prassi”, prosegue Esposito. “Egoisticamente uno può anche pensare, come del resto inizialmente feci anch’io, di non avere nulla da preoccuparsi per il contenuto delle chat, ma in realtà nel momento in cui fai spallucce stai omettendo di svolgere la tua funzione a tutela dell’istituzione che rappresenti. E’ l’ennesimo segno della sudditanza che da almeno un trentennio la politica ha nei confronti del ruolo strabordante della magistratura”.
All’inazione di Maran si aggiunge il silenzio assoluto da parte dei vertici del Partito democratico sull’operato della procura milanese. “Il silenzio produce il consolidarsi di un metodo, che è quello della pesca a strascico, di cui abbiamo avuto tanti esempi, il mio è stato solo uno dei più clamorosi. Non solo. Sono convinto che se Maran fosse stato indagato non ci sarebbe stato nessuno a difenderlo. Nel Pd ogni volta che c’è un proprio esponente che finisce coinvolto in un’indagine giudiziaria scattano in automatico il silenzio e l’abbandono. Il Pd ha rinunciato completamente a qualsiasi forma di cultura garantista e di rispetto per la propria funzione politica”, dice Esposito.
“Anche dopo la decisione del tribunale del Riesame di Milano, che ha annullato sette arresti su sette, mi sarei aspettato una riflessione politica da parte del Pd, e invece non c’è stato niente. Eppure, di certo la giunta Sala non è uscita rafforzata da questa vicenda. Sarebbe inoltre interessante sapere quante delle operazioni urbanistiche, anche previste in vista delle olimpiadi invernali, siano state rallentate o addirittura fermate”.
E invece la strategia del Pd continua a essere quella dell’opossum: sopravvivere fingendosi morto. “D’altra parte – attacca ancora Esposito – abbiamo anche visto cosa è successo a Matteo Ricci: non solo c’è stato silenzio da parte del partito, ma addirittura le carte giudiziarie sono state messe a disposizione del partito alleato, il M5s, per svolgere una sorta di verifica etica. Con questo meccanismo non solo va a farsi benedire il garantismo, ma finisce anche qualunque possibilità per la politica di affermare il proprio ruolo e il proprio ambito di competenza. Poi non ci si lamenti se la magistratura determina anche le scelte politiche”.