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Bandiera Bianca

Dal Regno di Napoli a oggi poco è cambiato in Italia in fatto di giustizia

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Dal Regno di Napoli a oggi poco è cambiato in Italia in fatto di giustizia
 (foto LaPresse)
Per una curiosa coincidenza, durante l’onda lunga della polemica sull’istituzione di una giornata in memoria delle vittime degli errori giudiziari, e sul relativo atteggiamento pilatesco o forcaiolo dei vari partiti, mi sono ritrovato a leggere alcune pagine dalla Storia del reame di Napoli di Pietro Colletta (lo so, forse dovrei leggere qualche bestseller in più). Scrive Colletta: “La giurisprudenza non era una scienza: ogni lite, comunque assurda, trovava sostegno in una qualche dottrina, ed il maggior talento e la fortuna de’ giureconsulti consisteva nelle astutezze legali”. E ancora: “Da questi giudici, da quelle leggi, discendevano giudizii lunghi, intricati e lenti. Né mai sentenza aveva effetto sicuro, potendo distruggerla il ricorso per nullità o ad appello”. E infine: “Per le quali sfrenatezze, il procedimento non era una catena necessaria di atti legali, ma un aggregato di fatti vanesi quanto i casi di fortuna”. Va detto che queste parole risalgono al 1834 e si riferiscono a una monarchia più o meno dispotica, estesa sul solo meridione. In seguito, l’Italia è diventata unita e repubblicana; ma, in materia di giustizia, non sembra aver fatto grandi progressi.

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