Presidente Trabucchi, dopo un periodo di relativo silenzio, il nucleare torna al centro del dibattito energetico globale, alimentato da innovazioni tecnologiche e dalla crescente necessità di decarbonizzare. Alla luce di questo rinnovato interesse e considerando che i referendum italiani che ne sancirono la dismissione appaiono, a molti, datati, qual è la sua valutazione complessiva sul ruolo del nucleare nel panorama energetico odierno e futuro? «Quando si parla di nucleare, ci si scontra con sensibilità molto diverse e la discussione si accende subito nell’opinione pubblica, perché siamo legati a fatti di cronaca terribili, accaduti in passato, che in parte hanno contribuito ad una distorta percezione del nucleare. Uno dei due referendum è stato fatto subito dopo Chernobyl: era lapalissiano che sarebbe stato bocciato, ma anche l’altro negli anni successivi, sempre sotto una spinta “emotiva” ha eliminato la possibilità di avere impianti in Italia. Oggi, invece, grazie alle nuove tecnologie e ai giusti criteri di sicurezza, credo che tutto sia da rivedere. Abbiamo perso anni, rispetto alla vicina Francia che ha da poco inaugurato il cinquantottesimo reattore: sa qual è il controsenso? Che il nostro Paese compra energia francese, ma i reattori in Italia non ci sono»...
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