Per il momento il Mef non pensa a collocare sul mercato una nuova tranche di Poste italiane, come ha dichiarato il sottosegretario
Federico Freni alla celebrazione per i 10 anni di quotazione in Borsa della società guidata da Matteo Del Fante, pronto per un quarto mandato.
Ma la notizia, anzi, la conferma delle intenzioni del governo Meloni, contrariamente a quanto annunciato all’inizio di ottobre 2024, quando aveva persino nominato il consorzio di collocamento per la vendita del 14 per cento di capitale, poi rinviata,
non ha scoraggiato gli acquisti sul titolo che ieri ha chiuso in rialzo dell’1,8 per cento. In un mondo sempre in fermento come quello degli investitori di Piazza Affari, c’è sempre l’attesa di qualche novità da parte di Palazzo Chigi sul tema privatizzazione così come di possibili operazioni nel settore delle telecomunicazioni, visto che Poste è diventata primo azionista di Tim.
Ma l’appeal dell’azienda sul mercato azionario vive anche di luce propria grazie ai risultati degli ultimi dieci anni e all’ottimismo espresso da Del Fante sulle prospettive di crescita. Dal debutto in Borsa, l’azienda ha più che triplicato il proprio valore, portando la capitalizzazione da 8 a 26 miliardi, al termine di un percorso durante il quale ha trasformato e diversificato il business e creato valore per gli azionisti (oltre 7 miliardi di dividendi distribuiti).
La trasformazione digitale senza precedenti ha permesso a Poste di affermarsi come la più grande piattaforma di pagamenti in Italia, con oltre 3 miliardi di transazioni annue, e come il primo emittente di carte di pagamento (oltre 30 milioni).