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Forse ci sbagliamo qui nelle chiacchiere a cena, ma vorremmo proporre un veloce versetto: e il premierato ce lo siamo scordato. Sembra di capire che quando una maggioranza è salda (grazie all'alchimia tra alcune debolezze e alcuni punti di forza degli alleati) e, tutto sommato, un programma di governo lo ha, allora tutta questa voglia di riforme istituzionali viene a mancare. Anche perché il nostro sistema sta dando invece buone prove e proprio quando nel resto del mondo si vedono pessimi esempi. Dallo stato di diritto sbeffeggiato in America allo stallo governativo francese o allo sbandamento tedesco. Giorgia Meloni, forse, ci buttiamo a indovinare, si sta lucidamente disamorando dell'idea di riscrivere le regole istituzionali, forse anche pensando a qualche esperienza negativa recente altrui. Molto più realistico come suo obiettivo politico è quello di rivincere le elezioni e poi avere peso decisivo nella prossima scelta per il Quirinale.
Ma come si fa ad andarsi a impelagare nella critica più scema che poteva venire in mente, prendendosela con le parole scelte da Goffredo Mameli durante il risorgimento e poi adottate per il nostro inno nazionale. Ma perché continuate nel complotto per trasformarci in meloniani, perché regalate le risposte giuste a Giorgia Meloni?
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Il giurista ed ex presidente della Consulta: è la politica ad essere debole, non le istituzioni. L'autonomia al momento è una scatola vuota, l'applicazione può alterare la Carta
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