Chissà se anche la procura di Milano chiederà
al Csm di aprire una pratica a tutela del proprio ufficio, se ci avventuriamo a riportare una notizia – e che notizia, davvero notevole innanzitutto perché inusuale e fuori dai tradizionali ovattati protocolli dell’ordine giudiziario – che giunge proprio da Palazzo dei Marescialli. L’organo costituzionale preposto alla “garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati” ha deciso di non confermare nelle sue “funzioni semi-direttive” presso la procura di Milano il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale. Non succede spesso, e De Pasquale non è proprio l’ultimo, per ruolo e visibilità, dei magistrati guidati oggi da Marcello Viola.
E’ stato protagonista assieme al collega Sergio Spadaro del processo Eni-Nigeria, per il quale i due pm sono ora sotto processo a Brescia per non aver depositato atti a favore delle difese. De Pasquale è il pm che Berlusconi definì “famigerato” per il ruolo nella tragica vicenda del suicidio in carcere di Gabriele Cagliari, nonché il pm che tentò di indagare Giorgio Strehler. Ma è pur sempre l’unico pm a essere riuscito a far condannare Berlusconi. Un magistrato di primo piano, e questo rende anche più significativa, si vorrebbe dire coraggiosa, la decisione del Csm.
E’ soprattutto il caso Eni-Nigeria (tutti assolti) ad aver indotto il plenum, a maggioranza con 23 voti a favore compreso quello del vicepresidente Fabio Pinelli, alla decisione di non conferma delle “funzioni semi-direttive requirenti” che a De Pasquale erano state conferite nel 2017.
Nella delibera si legge: “Risulta dunque dimostrata l’assenza in capo al dott. De Pasquale dei prerequisiti della imparzialità e dell’equilibrio, avendo reiteratamente esercitato la giurisdizione in modo non obiettivo né equo rispetto alle parti nonché senza senso della misura e senza moderazione”. E inoltre “la pervicacia dimostrata” indica “un modus operandi consolidato e intimamente connesso al suo modo di intendere il ruolo ricoperto”. Se n’è accorto anche il Csm.