Ursula von der Leyen si prepara al suo primo discorso sullo Stato dell’Unione del secondo mandato, tra contestazioni interne sul Green Deal, immigrazione e rapporti con Trump. Rivendica risultati su riarmo, difesa, Mercosur e semplificazione legislativa, ma il nodo resta il rapporto Draghi, che doveva essere la bussola economica dell’Ue. A un anno dalla pubblicazione, secondo l’European Policy Innovation Council, solo l’11,2% delle 383 raccomandazioni è stato attuato (43 misure), il 31,4% parzialmente. Settori cruciali come automotive, clean tech ed energia sono fermi, con attuazione zero o minima; meglio solo materiali critici e trasporti. Assente del tutto la creazione di un debito comune. Per Draghi, che parla di “minaccia esistenziale”, serve urgenza: senza progressi concreti, il rischio è che il suo rapporto resti un simbolo, utile solo a pacificare la maggioranza di von der Leyen ma non a rafforzare l’Ue, lasciandola esposta a divisioni interne e irrilevanza globale, mentre il resto del mondo corre e investe.