Oasis. The Masterplan di Kevin Cummins dovrebbe rientrare nella selezione minima di libri fotografici di qualsiasi appassionato di musica, storia della musica, ma anche di storia del costume e cultura visiva. Il 1994 è stato un anno di svolta nella musica contemporanea, con il primo album degli Oasis, “Definitely Maybe”; la rottura definitiva con il punk; l’ultima coda di Madchester, cioè della scena musicale di Manchester fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, degli Stone Roses e Inspiral Carpets. Pur in continuità con Madchester, da cui si sviluppa il Brit pop, il 1994 ha segnato la nascita di una nuova epica, quella dei fratelli Gallagher: vestiti come lads qualunque, senza gli abiti di scena del punk né una ricerca visiva sofisticata da 80’s. Gli Oasis erano vestiti “come i loro amici”, eppure un’estetica ce l’avevano, e Kevin Cummins, che è stato fra i primi a fotografarli, ha contribuito a crearla. Alcuni ritratti di Cummins (agli Smiths, a Ian Curtis) sono già esposti alla National Portrait Gallery, e nella sua carriera ha poi ha fotografato gli Oasis per trent’anni, ma in questo libro seleziona solo immagini del 1994. A febbraio Cummins andò ad Amsterdam a fotografare gli Oasis che suonavano come band di supporto dei Verve (ci trovò solo Noel perché gli altri erano stati arrestati in traghetto), a dicembre gli Oasis suonavano al Virgin Megastore di Marble Arch: erano diventati delle star.
Alcune sono immagini diventate iconiche, come quella in cui i fratelli indossano le maglie del Manchester City, la loro squadra del cuore – che al tempo era una squadra di eterni perdenti, tanto che la rivista NME non volle mettere l’immagine in copertina per non creare quell’associazione, Oasis – Man City, che poi invece sarebbe diventata inscalfibile. Altre immagini risulteranno inedite anche ai fan più accaniti degli Oasis: Liam Gallagher con un maglione con scollo a V e un pantalone della tuta Adidas: è un’estetica che ha avuto talmente tanto successo da diventare mainstream, allora ero lo stile di un gruppo specifico di ragazzi working class.
Un’altra epica nata nel 1994 è proprio la sfida tra working class lads (gli Oasis) e i londinesi Blur: che del 1994 sono anche i singoli Girls & Boys e Parklife. La storia musicale di quegli anni si può trovare in un altro titolo Rizzoli, Generazione Alternativa. 1991-1995, di Luca De Gennaro. Il 1994 è infatti anche l’anno di “Basket Case” dei Green Day e dell’“Unplugged” dei Nirvana, ma questa è un’altra storia.