Ieri Macron ha fatto una cosa giusta e una sbagliata. Quella giusta è stata commentare a mezza bocca le manifestazioni sulla riforma pensionistica con un incontestabile “La folla non ha legittimità”. La cosa sbagliata, invece, è stata correggere il tiro e ritrattare, dire che non voleva, non intendeva, era stato frainteso. Male. Quelle parolette brevi sono uno sferzante concentrato di realismo politico, sfacciata sprezzatura e noncuranza un po’ snob, che lo colloca nel solco delle frasi che i grandi francesi sanno pronunciare come se tirassero sberle: “Guai ai vinti”, “Se non hanno pane, mangino brioche”, “Parigi val bene una messa”, “Lo stato sono io”, “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi”, “Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca”, “Far fuori tutti gli imbecilli? Vasto programma”.
Ieri Macron ha fatto una cosa giusta ma ha perso l’occasione per farne una migliore: rivendicare la frase e passare alla storia, venendo citato nell’olimpo delle frasi celebri al fianco di Brenno e di Maria Antonietta, di Enrico IV e di Luigi XIV, di Napoleone e di De Gaulle.