Logo La Nuova del Sud

Una buona e una cattiva notizia

di NICOLA SALVAGNINNon è il reddito di cittadinanza la soluzione, ma un sistema formativo e una relazione scuola-lavoro che occorre traghettare dagli anni Trenta del Novecento agli anni Trenta del Duemila

|
Una buona e una cattiva notizia
di NICOLA SALVAGNIN
Una buona e una cattiva notizia in quest’estate italiana che sta finendo. Cominciamo dalla buona: dati e statistiche sfornate in questi giorni da più parti ci dicono che non c’è stata la temuta “macelleria sociale” nel dopo-sblocco dei licenziamenti, ma anzi l’occupazione è in netta ripresa. Non mancano le aziende decotte o prossime a tirare i remi in barca; ma la stragrande parte di esse sta andando sempre più forte, e la crescita del Pil è lì a testimoniarlo. Quella meno buona riguarda la qualità delle nuove assunzioni. A richiedere personale è soprattutto quel terziario (accoglienza, ristorazione, bar, parchi tematici, ecc.) che durante il lockdown si era “alleggerito” e che ora sfrutta appieno le riaperture. Ma si tratta quasi sempre di assunti a termine, di stagionali, insomma di posti di lavoro “deboli”. Non poteva essere diversamente, sia per la tipologia di lavori richiesti, sia per il clima di precarietà che si respira ancora: di doman non c’è certezza. Cosa ci aspetta in questa brutta stagione incombente? Nuove ondate? Nuove chiusure? La stabilità di un contratto a tempo indeterminato così è un optional. Non lo sarebbe per migliaia di aziende manifatturiere che invece, e non da oggi, faticano immensamente a trovare addetti da assumere. Non ce ne sono, non ne escono dalle scuole. Per fare un esempio: chi forma gli addetti alle concerie di pelle che pure fanno dell’Italia il Paese con la produzione più qualitativa del mondo? Nessun istituto professionale, e questo vale per decine di altri profili lavorativi. Così alla fine ci pensano le aziende stesse a creare sistemi di formazione interna, con tutte le difficoltà e i costi che ne conseguono. Ma rimane il dato di oltre 70mila posti di lavoro che in questo momento non trovano persone ad occuparli: uno scandalo in un’Italia che è quasi in piena occupazione nel Nordest (a Vicenza un’azienda su 5 trova difficoltà a reperire personale), ma in Calabria registra oltre il 20% di disoccupati; il 18% in Campania e Sicilia. Non è il reddito di cittadinanza la soluzione, ma un sistema formativo e una relazione scuola-lavoro che occorre traghettare dagli anni Trenta del Novecento agli anni Trenta del Duemila. Questa è una sfida che il governo Draghi non può eludere.

Ultime Notizie di Ripresa

Pandemia, il capitolo si sta chiudendo?

Pandemia, il capitolo si sta chiudendo?

di REDAZIONEDue anni di virus ma il futuro appare rischiarato. Pensieri e riflessioni per guardare fiduciosi al domani sapendo che non ci sono da fare cose nuove, ma da fare nuove tutte le cose

In Europa, con l’euro

In Europa, con l’euro

di NICOLA SALVAGNINSia lodato oggi chi, qualche tempo fa, si batté per mantenere l’Italia saldamente ancorata all’Europa e alla sua moneta, contro chi folleggiava di Italexit e di no euro

Se nemmeno Giulietta salva il turismo...

Se nemmeno Giulietta salva il turismo...

di REDAZIONEDopo le restrizioni un po’ di ripresa c’è, ma lenta. In città riprende lentamente il volano della lirica areniana e sul lago di Garda l'afflusso di turisti stranieri

Molto da fare, per bene

Molto da fare, per bene

di NICOLA SALVAGNINNon c’è dubbio che una simile mole di opere porterà con sé pure malandrini e illegalità. Ma si possono arginare

Gemelli diversi

Gemelli diversi

L’incognita-pandemia è ancora così presente che non è possibile prevedere se vincerà il gemello della ripresa economica o quello della stagnazione