Come si spiega il divieto di assistere a eventi sportivi, se il fatto che ha originato il divieto è avvenuto in tutt’altro ambito? La spiegazione è nel cosiddetto Daspo “fuori contesto”. Introdotto da un decreto del giugno 2019 quando ministro dell’Interno era Matteo Salvini, il Daspo “fuori contesto” è un provvedimento che può essere applicato per una serie di reati “indipendentemente dal fatto che sia stato commesso in occasione, o a causa, di manifestazioni sportive”. Tra questi reati figura la rissa, contestata appunto ai quattro giovani coinvolti nei fatti violenti del 20 dicembre.
Secondo quanto fu possibile ricostruire, un gruppetto di persone di estrema destra aggredì alcuni contestatori di Vannacci che si stavano recando di fronte al teatro per partecipare a un sit-in di protesta autorizzato. Un manifestante di 40 anni del collettivo ControTendenza fu colpito al volto con una cinghiata e portato al Pronto soccorso. La versione prevalente in quei giorni fu quella dell’”aggressione squadrista”. Dal fronte opposto si sostenne la tesi della “reazione a una provocazione”. Le indagini della Digos hanno poi portato a cinque denunce. Per quattro persone, tre di estrema destra e un militante di sinistra, era scattata l’accusa di rissa aggravata. Per due si aggiunse anche quella di lesioni (per la quinta persona l’accusa era di non aver osservato un provvedimento al quale era stato sottoposto in precedenza). L’indagine penale è ancora aperta. N