Il Vernacoliere chiude, per quanto temporaneamente, in attesa di tempi migliori. C’è la crisi della carta, spiega il direttore e fondatore
Mario Cardinali, ci sono i social che fagocitano i giornali, ci sono di conseguenza costi che superano gli incassi.
Ora ovviamente tutti scopriranno o riscopriranno il Vernacoliere, peggio, tutti saranno il Vernacoliere allo stesso modo in cui sono stati Charlie – per motivi differenti –
una decina d’anni fa, e magari quegli stessi social che addentano i giornali alla giugulare diverranno la grancassa della consueta solidarietà superficiale ed esibizionista, che svanisce nel nulla al primo cambio di moda. O magari nemmeno: qualcuno dirà che il periodico satirico livornese ha fatto il suo tempo, qualcuno ammetterà di non capirne l’humour pecoreccio, qualcuno lo accuserà di fomentare l’odio (verso i pisani?) e la sconcezza e la blasfemia,
così il Vernacoliere farà la fine del Male, la fine di Cuore, la fine di quelle espressioni della satira che tutti difendono a chiacchiere ma nessuno prende davvero a cuore nell’unico modo che conti davvero, cioè pagando.Più dei costi che superano gli incassi, più dei social che fagocitano i giornali e più della crisi della carta, l’autoproclamata “pausa di riorganizzazione” del Vernacoliere è sintomo del mutato rapporto con la satira: l’informazione iper-frammentata cui siamo esposti ci ha privati del senso del contesto, che ne è la cornice fondamentale, e il galoppante analfabetismo funzionale ha reso troppo sofisticato perfino l’humour pecoreccio, ormai soppiantato dalla demenzialità, dall’aggressività e dalla rozzezza dei meme. Infine, la permanente commistione fra alto e basso, triturati in un pastone indistinto, ha reso inservibile la satira nella sua funzione di basso che critica l’alto; non c’è più bisogno di un monitore ridanciano, di qualcuno che castighi ridendo i costumi, se tutto è al contempo imprescindibile per tutti (quando ci riguarda individualmente) e dileggiabile da tutti (se riguarda qualcun altro). Auguro al Vernacoliere che la chiusura sia davvero temporanea e breve, anche se per definizione un giornale di satira dovrebbe saperlo a priori: i tempi migliori non arrivano mai.