Gian Paolo Bertuzzi rischia seriamente una denuncia per
procurato allarme. Il piacentino,
ritrovato in Abruzzo in una piazzola per camper dopo una settimana in cui la famiglia non aveva sue notizie, ha spiegato di averlo fatto per
motivi personali, ma la sua posizione è al vaglio del sostituto procuratore
Antonio Colonna, che ha ricevuto il fascicolo dei carabinieri della Stazione di
Rivergaro. Il fatto di
non aver più fornito proprie notizie aveva messo in angoscia i familiari e fatto scattare un’imponente macchina per ritrovarlo, addirittura in tre regioni differenti, potrebbe configurare un’ipotesi reato.
L’indagine non è stata semplice, ma i militari piacentini hanno fatto un lavoro molto accurato. Grazie ai movimenti registrati dal Telepass, gli investigatori avevano accertato che l’uomo (dopo aver ritirato quattromila euro da una banca in via Colombo) il giorno della scomparsa aveva imboccato l’autostrada a Piacenza, uscendo al casello di Rimini attorno alle 15.00 e proseguendo poi lungo la statale fino ad Ancona, dove
il 5 giugno fu ritrovato il suo pick up, nella zona del porto. La vettura aveva le portiere aperte e una
gomma bucata, c’era un
coltello insanguinato sotto al sedile posteriore. Una telecamera aveva ripreso un uomo allontanarsi. Ora si sa che era Bertuzzi, salito poi sul camper, su cui è stato poi ritrovato al resort Poseidon, seguendo il segnale del suo tablet e grazie anche alla segnalazione di un cittadino.
Ma la situazione aveva fatto temere il peggio a familiari e investigatori, tanto che i sommozzatori della guardia di finanza scandagliarono le acque del porto alla ricerca di un possibile cadavere. Anche su questo aspetto la Procura potrebbe richiedere approfondimenti, per capire cioè se quel quadro fu volutamente studiato da Bertuzzi per
farsi credere morto o comunque
scomparso in circostanze violente. Altro elemento che potrebbe far scattare la denuncia di Bertuzzi.