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L'alleanza anti Shahed contro l'Iran, che ha imparato dal Cremlino

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L'alleanza anti Shahed contro l'Iran, che ha imparato dal Cremlino
L’alleanza è chiara, senza sbavature. Con gli Stati Uniti e Israele sta la maggior parte dei paesi del Golfo. Al fianco di Stati Uniti e Israele stanno anche gli europei, con i francesi, i tedeschi e i britannici che hanno detto di essere pronti a dare ciò di cui gli americani hanno bisogno per intercettare i missili e droni dell’Iran e il legame è diventato fisico quando la Repubblica islamica ha iniziato a puntare e a colpire Cipro. Con gli Stati Uniti e Israele sta anche l’Ucraina, pronta a insegnare come intercettare i droni Shahed, dai quali si difende da quattro anni. Il primo ministro britannico, Keir Starmer, ha chiesto l’intervento degli esperti ucraini e ha detto che arriveranno da Kyiv per aiutare i partner del Golfo a difendersi contro i droni dell’Iran. Alexander Kamyshin, consigliere di Volodymyr Zelensky per gli Affari strategici, con un passato come ministro per le Industrie strategiche e prima ancora capo delle Ferrovie ucraine, ha subito risposto che l’Ucraina ha oltre dieci aziende che producono sistemi intercettori e anti droni e che Kyiv è arrivata al punto di essere in grado di fermare circa il 90 per cento degli Shahed che la Russia le getta addosso ogni notte. L’Ucraina fa parte della coalizione e, chiamata a dare il sostegno ai suoi alleati, ha risposto in modo affermativo.
Stati tanto diversi, tanto lontani gli uni dagli altri hanno deciso di unirsi per fermare l’Iran: non era mai accaduto prima. Zelensky ha sempre capito che ciò che accade in Ucraina non può essere separato dai conflitti in medio oriente e domenica ha ripetuto: “L’Ucraina purtroppo sa fin troppo bene di cosa si tratta. Sebbene gli ucraini non abbiano mai minacciato l’Iran, il regime iraniano ha scelto di diventare complice di Putin e gli ha fornito i droni Shahed e le tecnologie per produrli”. Gli Shahed che colpiscono le città ucraine sono gli stessi che attaccano Israele, gli Emirati, l’Arabia Saudita, il Qatar, il Bahrein, la Giordania, e altri paesi in medio oriente. “L’Ucraina è pronta ad aiutare ogni nazione, affinché la sicurezza e la giustizia aumentino e i regimi terroristici diminuiscano”. L’intenzione di Zelensky è seria, il presidente ucraino vede con chiarezza l’alleanza di cui fare parte per proteggere anche il suo paese. Gli ucraini conoscono bene la devastazione che possono portare gli Shahed, il ronzio di quando sono in azione, la sfida per le difese quando si muovono all’attacco. Quattro anni di guerra hanno reso l’Ucraina più esperta di chiunque altro, con un patrimonio di conoscenze e abilità che mai è state utile come adesso, in medio oriente, in cui le difese di tutti i paesi stanno affrontando delle grandi difficoltà. I paesi del Golfo, che sono i più colpiti, non avevano mai pensato a come proteggersi dai droni iraniani, Israele invece è più allenato, ma il grosso della pressione, secondo il canale israeliano Keshet 12, è diretto contro gli Emirati, che hanno bisogno di capire come proteggersi. L’Iran sta mostrando di aver osservato gli attacchi russi. Combatte come la Russia fa da quattro anni, utilizza i droni per colpire non soltanto le basi militari, ma anche le infrastrutture strategiche di alcuni paesi: vuole logorare la popolazione e i governanti in modo che facciano pressione sugli Stati Uniti.
Teheran ha osservato Mosca e parlato con Mosca, ma non ha ottenuto da Mosca il sostegno che avrebbe richiesto. Vladimir Putin rimane a guardare, come ha fatto quando sono venuti giù tutti i suoi leader amici. Ha osservato la caduta di Bashar el Assad in Siria senza cercare di fermarla. Ha guardato la cattura di Nicolás Maduro in Venezuela, senza prevenirla. E’ rimasto con le mani in mano, quando era chiaro che l’attacco di americani e israeliani era ormai una questione di “quando” e non di “se” e sapendo bene che in cima alla lista degli obiettivi c’era proprio la Guida suprema, Ali Khamenei. Teheran e Mosca hanno firmato un trattato di cooperazione strategica e quando gli iraniani hanno chiesto ai russi rifornimenti e un aiuto, il Cremlino avrebbe risposto che la loro intesa non aveva a che fare con la difesa, quindi non c’era nessun obbligo che potesse far pensare che Mosca si sarebbe attivata. L’analista Nicole Grajewski, esperta di Russia e Iran, ha fatto notare che nell’ottica del Cremlino infatti non si tratta di un’alleanza, ma di cooperazione. Per Putin mostrare la mancanza di disponibilità a intervenire non facilita la costruzione di nuove relazioni.
La Repubblica islamica si è ritrovata senza appoggi, sta copiando la guerra di Mosca senza ricevere però in cambio il sostegno che aveva fornito al Cremlino: gli Shahed hanno aiutato la Russia, potenziando i suoi attacchi e soprattutto hanno messo nelle mani dell’industria bellica russa uno strumento relativamente veloce, facile e più economico da produrre rispetto ai missili. Però in cambio non ha avuto nulla. Gli Stati Uniti e Israele possono contare su una vasta coalizione che non si sta scalfendo nonostante la pressione. Ha scritto Zelensky: “E’ importante che gli Stati Uniti agiscano con decisione. Ogni volta che c’è determinazione americana, i criminali globali si indeboliscono. Questa consapevolezza deve giungere anche ai russi”. E’ su questo punto, il messaggio degli americani a Mosca, che il sistema trumpiano delle alleanze si inceppa.