Elly Schlein va alla guerra. Contro Giorgia Meloni? Contro le riforme del centrodestra? Contro la disorganizzazione del “campo largo”? Macché, il vero nemico, ancora una volta, è il patriarcato. Stavolta quello che, a suo dire, “mette le donne una contro l’altra” solo per sport, come se fosse un passatempo nazionale. Così la presunta rivalità con Silvia Salis non esiste: è una “costruzione patriarcale”, una fake news di genere. Verbatim: "Silvia Salis leader del centrosinistra se perdiamo il referendum? Questo è un gioco molto diffuso nelle società patriarcali: mettere donne contro altre donne nonostante abbiano dimostrato di saper lavorare di squadra". Tradotto: se qualcuno nota che nel centrosinistra è comparsa un'altra potenziale leader, ambiziosa e in ascesa, non è politica, è sessismo. Schlein, ospite del festival del quotidiano Domani, assicura al direttore Emiliano Fittipaldi che con la sindaca di Genova “si sente” e che “fanno squadra”. Anche se, a oggi, la squadra non ha ancora deciso se giocherà la stessa partita.
Nel frattempo, la segretaria del Pd lancia il suo appello all’unità: scrivere un programma “con il paese, nel paese”, che suona molto bene, purché qualcuno prima o poi si sieda davvero a scriverlo. Perché finora, tra un richiamo al patriarcato e un invito a non essere “contro Giorgia Meloni ma per la gente”, il rischio è che l’unico campo davvero largo resti quello semantico.
Insomma, dove altri vedono tattiche, alleanze e urne, Schlein vede strutture di potere millenarie. Ogni competizione interna, ogni dubbio, ogni accenno di confronto è una trappola di un sistema maschilista: un modo elegante per non dire che, forse, la vera sfida è tutta dentro il Pd.