La Nazionale è stata eliminata malamente dall’Europeo dopo tre partite faticose nel girone e una disastrosa agli ottavi di finale. C’è stato il solito tran tran di polemiche, il solito rimbalzare di polemiche, gli altrettanti consueti discorsi sulla ciclicità del talento e dell’aleatorietà del pallone. Tutto già visto e tutto già sentito. Anche perché sono passati già dieci anni dall’ultima partita dell’Italia ai Mondiali. Nulla è davvero cambiato, probabilmente nessun cambiamento radicale arriverà.
Però ci sono i ragazzini che giocano e a volte vincono pure, quindi magari, forse, qualcosa è cambiato davvero anche se nessuno se ne è accorto.
Quando il presente si presenta ai nostri occhi meno appagante rispetto a quello che avevamo in mente, di quello che avremmo creduto, o forse sperato, ecco che la mente fugge dalle delusioni e tenta di immaginarsi, crearsi, un futuro migliore. Serve aggrapparsi a qualcosa per evitare di pensare che tutto sia compromesso, che ciò che abbiamo vissuto, e che ci ha fatto piacere vivere, possa ritornare. È questa la via più semplice, l’unica che ci evita davvero di dribblare l’unica domanda che invece dovremmo porci: com’è stato possibile che ciò che abbiamo appena visto fosse così misero e distante da quello che ci eravamo immaginati?
Costa meno sperare in un cambiamento radicale, magari già in avvicinamento, che provare a capire le cause di un fallimento.
Va così per cose più o meno importanti, più o meno serie. Va così nel calcio, che forse è aspetto secondario della vita, ma è vissuto con parecchia, troppa?, serietà.
Ieri la Nazionale under 19 ha vinto per 2-1 conto la Norvegia e la Norvegia lo sanno ormai tutti che ha uno dei più interessanti e in espansione settori giovanili d’Europa. E i nostri ragazzi hanno vinto.
Tutto a posto quindi. Il futuro è salvo, anche se il presente è quello che è. Qualcuno in Federazione dirà che i risultati sono confortanti, che tutto questo è frutto del lavoro silenzioso e senza fanfare, che il calcio italiano godrà di un futuro meraviglioso.
E come sempre è accaduto attorno ai ragazzi di oggi, attorno al lodatissimo in prospettiva Simone Pafundi (
andato, fortunatamente, a giocare in Svizzera), si costruirà il solito trono già colmo di occhi curiosi e bocche pronte a dire “io avevo capito tutto da subito”, oppure a sottolineare l’incapacità altrui di giudizio.
Ha talento Simone Pafundi, come ha talento Francesco Camarda, Luca Di Maggio, Fabio Chiarodia, Kevin Zeroli e molti altri della Nazionale U19 guidata da Bernardo Corradi. Quanto però non lo si sa, soprattutto quanto paragonato agli altri giovani che in Europa si ritrovano subito a giocare a fianco e di fronte a uomini fatti e finiti e spesso senza la necessità di dover essere per forza salvatori della patria.