Logo La Nuova del Sud

Bandiera Bianca

Il vero danno che può fare l'intelligenza artificiale è privarci della solitudine

|
Il vero danno che può fare l'intelligenza artificiale è privarci della solitudine
Foto GettyImages
Finalmente abbiamo capito la vera minaccia addotta dall’intelligenza artificiale. Che probabilmente non ci muoverà guerra facendo rivoltare contro di noi l’auto elettrica e il tostapane, né verosimilmente ci schiavizzerà costringendoci a mantenerci col leggere suoi infiniti messaggi promozionali automatici. No, il vero danno che può fare l’AI è privarci della solitudine.
Uno studioso di robotica cognitiva all’università di Sheffield, Tony Prescott, ha spiegato che le persone potranno trarre dall’AI una forma di interazione permanente, stimolante e personalizzata, in grado di risolvere una volta per tutte il senso di isolamento che pare sia il male del nostro tempo. Secondo Prescott non bisogna avere pregiudizi al riguardo, così come è ormai largamente accettato che chi è solo, se adulto, riversi affetto su un animale domestico, se bambino, giochi con i soldatini o le bambole. Prescott dev’essere un uomo molto socievole, se dimentica che la solitudine non è tanto l’isolamento in sé quanto il senso della mancanza di migliore compagnia: il bambino lascia perdere i giocattoli, quando corre fuori con gli amici, e io posso valutare di prendermi un cagnolino, ma non disdegnerei duecentocinquanta ragazze. Dire che l’AI risolverà il problema della solitudine è come condannare qualcuno a parlare soltanto con i cani o a giocare per sempre con le bambole.
Allo stesso modo, in una persona che rimanga ingabbiata con l’AI potrebbe acuirsi la nostalgia di altre interazioni – più tridimensionali, carnali o umane – cui magari, da sola, non stava pensando. Invece, grazie all’intelligenza artificiale, non saremo mai più soli: è una minaccia.