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Sulle carceri lo stato è come Procuste

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Sulle carceri lo stato è come Procuste
<font color="#202122" face="sans-serif"><span style="font-size: 13.3px;">Caricatura dalla rivista satirica tedesca &quot;Berliner Wespen&quot; (WikiCommons)</span></font>
Se è vero, come vuole il filosofo, che la giustizia si fonda sul concetto di proporzione, dobbiamo riconoscere che Procuste era un gigante (nonché un brigante) indubbiamente giusto. Braccava i viandanti, li trascinava nel suo antro e li stendeva su un’incudine a forma di letto: se erano troppo alti, li amputava alle estremità; se erano troppo bassi, li stirava fino a ottenere la lunghezza desiderata. Lo so cosa pensate: il nostro senso di giustizia si ribella a questo trattamento: sono i letti che devono adeguarsi agli uomini, non il contrario. La salvaguardia dei nostri simili dev’essere la costante, gli altri fattori possono variare. Insomma, vorremmo dirgli: caro Procuste, anzitutto lascia in pace i poveri viandanti, ma se proprio devi sequestrarli, torna a farlo solo quando ti sarai dotato di letti di tutte le taglie.
Ora, che lo stato sia un gigante lo sappiamo almeno dai tempi di Hobbes (e l’Italia pullula di adoratori del bestione, a destra e a sinistra); che sia anche un brigante, beh, lascio a voi il giudizio, ma la nostra disinvoltura nel maneggiare la custodia cautelare si rispecchia a meraviglia in questa pagina di Voltaire: “Sbattere un uomo in carcere, lasciarvelo solo in preda alla paura e alla disperazione, interrogarlo solamente quando la sua memoria è smarrita per l’agitazione, non è forse come attirare un viaggiatore in una caverna di ladri e assassinarlo?”. Bene. Tenendo a mente tutto questo, leggete una frase recente di Giorgia Meloni sulla condizione delle carceri e sulle flebili ipotesi di qualche misura di clemenza: “Uno stato giusto adegua la capienza alle necessità, non i reati al numero di posti disponibili”. Tradotto in termini mitologici: nell’attesa che il gigante-brigante faccia i suoi comodi, si procede all’insacco, moltiplicando i reati (e i rei) senza moltiplicare i letti. Uno stato giusto, non c’è che dire. Giusto come Procuste.

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