Negli ultimi giorni Nicola Gratteri, cioè il capo della più grande procura d’Europa, quella di Napoli, è tornato a vantarsi di non usare il pc fornito dal ministero della Giustizia (“E’ un soprammobile sulla mia scrivania”) preferendo un portatile personale. Si tratta di un comportamento che mette a rischio la segretezza degli atti di indagine. Il ministero mette a disposizione dei magistrati un sistema di infrastrutture informatiche proprio per garantire protezione da intrusioni esterne e aggiornamenti costanti sulla sicurezza. Anche perché i magistrati hanno una bassa alfabetizzazione informatica e sarebbe assurdo se ognuno di loro si occupasse della sicurezza del proprio computer. Il rischio che un tecnico informatico decida di spiare l’attività di un magistrato non può essere annullato del tutto, ma per questo esiste una rete di controllo. Autoescludersi dall’infrastruttura istituzionale, come fa Gratteri, significa invece esporsi a rischi ben più concreti di essere vittime di attacchi informatici (non basta aggiornare l’antivirus). Vantarsene significa anche dare un cattivo esempio a tutti i magistrati.