I giudici di Cassazione sono riuniti in camera di Consiglio, chiamati a scrivere una sentenza sulla strage di Viareggio, l'incidente che nel 2009 causò la morte di 32 persone e centinaia di feriti. Nel verdetto della Suprema Corte gli occhi sono puntati soprattutto su Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Rfi (dal 2001 al 2006) e poi di Fs (dal 2006 al 2014), condannato in appello nel 2019 a sette anni di reclusione sulla base di una sorta di paradossale principio di responsabilità oggettiva. Pena che era stata ridotta a cinque anni di reclusione per disastro ferroviario, incendio e lesioni (mentre era caduta in prescrizione l'accusa di omicidio colposo).
La sentenza di oggi è una specie di spartiacque perché definirà meglio la cosiddetta "responsabilità dei capi". A maggio del 2023 un dossier curato da Assonime aveva cercato di fare chiarezza sulla vicenda. Sollevando seri dubbi su una questione fondamentale: chi è responsabile, in particolare quando è coinvolta una grande organizzazione. Mostrando tutte le incongruenze che avevano portato alla condanna di Moretti.