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Editoriali

La controffensiva cinese

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La controffensiva cinese
Ansa
Fra tre settimane, all’Apec in Corea del sud, il presidente americano Donald Trump potrebbe finalmente avere uno degli incontri più attesi della sua presidenza, e cioè quello con il leader cinese Xi Jinping. Per Trump si tratta di un colloquio molto importante ma anche più complicato del previsto, perché nonostante i segnali di appeasement nei confronti del regime cinese – per esempio il via libera su TikTok, la moderazione sui commenti e sulle azioni a protezione di Taiwan – il dialogo sui dazi continua senza un accordo concreto. Ma c’è di più, perché la leadership di Pechino sta iniziando a usare gli stessi strumenti dell’occidente, e soprattutto dell’America, contro l’America stessa. Ieri la leadership cinese ha annunciato nuove restrizioni sulle esportazioni di terre rare, aggiungendo cinque elementi e diversi tipi di macchinari per la lavorazione dei minerali alla lista dei prodotti soggetti a controllo.
La misura entrerà in vigore da novembre, cioè nelle stesse ore del possibile incontro fra Trump e Xi. Secondo il ministero del Commercio di Pechino, i nuovi controlli mirano a “proteggere la sicurezza nazionale e gli interessi strategici del paese”. Tra i materiali soggetti a licenza ci sono quelli che vengono usati nella produzione di magneti, semiconduttori e tecnologie per la Difesa, tutti settori in cui la Cina detiene una posizione dominante: per poter esportare questi materiali a partner stranieri, le aziende cinesi dovranno richiedere autorizzazioni specifiche. Negli ultimi mesi la Cina aveva già introdotto limiti all’esportazione di gallio, germanio e grafite, cruciali per produrre batterie e chip, in risposta alle restrizioni chirurgiche all’export americano iniziate già dall’Amministrazione Biden. La decisione è l’ennesimo passo verso una progressiva militarizzazione del commercio tecnologico tra Pechino e Washington: la Cina, che controlla oltre il 70 per cento del mercato delle terre rare, inizia a usare le stesse tattiche occidentali. Ma il grande asset dell’America, se solo l’Amministrazione Trump lo riconoscesse, sono gli alleati.