Jonas Rickart e Mathieu van der Poel in fuga durante la nona tappa del Tour de France (foto di Charly Lopez per A.S.O.) <br />
L’orgoglio è una strana cosa. Non sempre è positivo, a volte ti mette in guai serissimi. A volte si limita a farti reagire, ti sprona a superare il tuo meglio. Altre ti spinge a prendere aria in faccia per oltre centosettanta chilometri mentre pedali alla ricerca di una vittoria che nemmeno il più ottimista dei genitori ti direbbe che è alla tua portata. Nemmeno se ti chiami Mathieu van der Poel e se di professione fai il campione di ciclismo.
È da giorni che Thierry Gouvenou, il direttore tecnico del Tour de France – ossia il tizio che disegna i percorsi – va in giro dicendo che non è possibile vedere le tappe dedicate ai velocisti pedalate tutte in gruppo e senza nessuno che provi ad andare in fuga. Da corridore Thierry Gouvenou di fughe pianeggianti ne ha centrate parecchie, mai una volta è arrivato nemmeno vicino a poter sperare di vincere. Quando si invecchia però ci si dimentica di ciò che si è stati e delle difficoltà e dei sogni di un tempo. E ha iniziato a minacciare i corridori: “Penso che le squadre dei velocisti stanno tagliando il ramo su cui sono sedute e presto non potremo continuare a offrire uno spettacolo come questo”, ha detto a Eurosport.
In sintesi: occhio corridori che se continuate così, vi togliamo le tappe con l’arrivo allo sprint.
Per una squadra che vive di velocità come l’Alpecin-Deceuninck, le parole di Thierry Gouvenou sono sembrate probabilmente offensive. Senz’altro ingiuste.
Ah sì, vuoi toglierci gli sprint?, ora ti facciamo vedere noi, avranno pensato.
E così dopo pochi chilometri dal via della nona tappa del Tour de France 2025, la Chinon-Châteauroux, 174,1 chilometri, Jonas Rickaert e Mathieu van der Poel sono fuggiti dal gruppo cercando ciò che era impossibile solo immaginare: dare suspence a una tappa senza Gran premi della montagna e con novecento metri di dislivello. Ci sono riusciti.
Per almeno un’ora delle tre ore, ventotto minuti e cinquantadue secondi che hanno pedalato i corridori verso Châteauroux (che hanno ribattezzato per l'occasione Cavendish City, visto che Mark Cavendish non riusciva a non vincere a Châteauroux), nessuno in gruppo avrebbe potuto dire con assoluta certezza che almeno uno di quei due davanti non sarebbe potuto arrivare all’arrivo prima del gruppo. E per il semplice fatto che quando il gruppo incrementava il ritmo, lo incrementavano pure quelli davanti e i minuti di vantaggio calavano molto meno del previsto. D’altra parte Jonas Rickaert è un passista abituato a tirare per centinaia di chilometri e aveva una buona ragione in più oggi per esaurire fino all’ultima energia che aveva in corpo: se Mathieu van der Poel oggi fosse riuscito a oltrepassare per primo la linea d’arrivo sarebbe stata un’impresa. E senza nessuna esagerazione. Perché vincere anticipare i velocisti in una tappa per velocisti dopo 174 chilometri di fuga non si può che chiamare impresa.
Tra il centossessantaquattresimo e il centosessantaseiesimo chilometro della nona tappa del Tour de France 2025, Jonas Rickaert ha accelerato la frequenza di pedalate: dopo 165 chilometri di fuga a una media oraria di cinquanta all’ora, recuperare quattro secondi a un gruppo che si affannava a tutta velocità per rientrare sulla fuga è qualcosa di strepitoso. Era l’ultimo regalo che poteva fare al suo capitano. Quando si è spostato stremato, il suo sguardo ha provato a spingere ancora l’olandese. Vai, Mathieu, vai, ho fiducia in te.
La volata era già stata lanciata, ancora senza guida come sembra ormai prassi a questa Grande Boucle. Jonathan Milan ha preso la testa senza avere la velocità giusta, Tim Merlier ha rimontato, lo ha affiancato e qualche metro prima dell’arrivo l’ha superato.