Se volete stare per conto vostro, iscrivetevi a Tinder. Ultimamente la celebre app di incontri sta incoraggiando un condivisibile approccio che va sotto il nome di slow dating. Consiste in consigli di buon senso che però, proclamati da un esperto appositamente scritturato come consulente, si ammantano di un’autorevolezza insindacabile: prima di metterti a cercare match a caso, pensa a chi sei e a cosa desideri; anziché uscire col primo che ti dà retta, definisci con chiarezza i tuoi valori non negoziabili e le tue idiosincrasie; anziché flirtare con decine di passanti nello stesso periodo, è meglio selezionarne uno per volta e concentrarsi su di lui; prima di gettarti fra le braccia di uno sconosciuto, capisci chi è e pensaci due volte; se una persona ti annoia, non farti problemi a dirglielo prima di sparire; se hai bisogno di una pausa, non c’è niente di male nel lasciar perdere gli altri per concentrarti su te stesso e pensare ai fatti tuoi.
Lo slow dating è forse la nuova frontiera degli appuntamenti: nell’epoca della comunicazione obbligatoria, in cui ogni silenzio è interpretato come ostilità o avvenuta disgrazia, nell’epoca in cui più si è connessi e più si è felici, in cui i rapporti umani vengono misurati a peso come dal beccaio, credo sia inevitabile e benvenuta l’evoluzione delle app di incontri in app per riuscire finalmente a starsene da soli in santa pace. Speriamo solo che non diventi un servizio a pagamento.