È possibile riportare in auge le fave di san Colombano, la cui ricetta è stata rispolverata e dichiarata de.co, per farne un elemento di valorizzazione dell’enogastronomia di Ziano? È possibile reintrodurre la coltivazione delle fave, oggi praticamente scomparsa? Se ne è parlato durante una tavola rotonda organizzata a Vicobarone all’interno di Italea comune delle radici, finanziato con fondi europei dai Ministeri della cultura e degli esteri. Tra gli interevenuti il sindaco Manuel Ghilardelli insieme al cultore di storia e tradizioni locali, Renato Girometta. Con loro anche Matteo Balderacchi dell’Accademia della cucina piacentina e Vincenzo Tabaglio, professore associato di agronomia e coltivazioni erbacee all’Università cattolica di Piacenza. “Un piatto – ha detto il sindaco Ghilardelli – che vogliamo rilanciare perché legato alle tradizioni del nostro territorio”.
Narra la leggenda che oltre mille anni fa gli abitanti di Vicobarone, attanagliati dalla carestia, si rivolsero a San Colombano, durante il suo passaggio in Valtidone nel suo pellegrinaggio verso Bobbio, per chiedergli come liberarsi dalla fame. Fu il santo irlandese a indicare loro un appezzamento di terra, davanti al cimitero di Vicobarone che non a caso porta ancora il nome San Colombano, dove, sotto una coltre di neve, trovarono fave con cui sfamarsi.