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Avvincente è solo la sfida dell’Auditel

Dopo le grandi stagioni di Amici, con Amici celebrities Maria De Filippi ha pensato bene di rimettere in campo alcuni personaggi già noti al pubblico...

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Avvincente è solo la sfida dell’Auditel
Dopo le grandi stagioni di Amici, con Amici celebrities Maria De Filippi ha pensato bene di rimettere in campo alcuni personaggi già noti al pubblico. Al posto di giovani talentuosi che vogliono dimostrare il meglio di sé per iniziare così la loro carriera, sul piccolo schermo appaiono i cosiddetti vip che inseguono non la prima, bensì la seconda possibilità per restare in sella al grande carrozzone della notorietà. Sebbene il titolo li presenti come famosi, in realtà per la maggior parte sono... in attesa di ritornare al centro dell’attenzione. A loro, come ai concorrenti più giovani, è chiesto di esibirsi nel canto e nel ballo, con la sostanziale differenza che costoro non intendono dimostrare la loro professionalità acquisita con parecchio impegno, ma soltanto far conoscere quella che è soltanto una passione, più o meno coltivata, e che desiderano condividere con il pubblico. La qualità delle esibizioni, eccetto che per l’attore Massimiliano Varrese, è modesta e talora scadente, come dimostrano le prime eliminazioni dalla gara. La conduttrice, che dalla terza puntata in poi dovrebbe lasciare il posto a Michelle Hunziker, si dimostra imperturbabile nel suo atteggiamento freddo, staccato e calcolatore. La giuria per due terzi ha del patetico mettendo insieme l’onnipresente opinionista Mauro Coruzzi, in arte Platinette, diventato ormai tuttologo; l’ottantacinquenne Ornella Vanoni, già stella della canzone italiana, e l’unico intenditore ed esperto del settore, il regista e coreografo Giuliano Peparini. Il programma, in questo ennesimo tentativo di far fare ai personaggi dello spettacolo ciò per cui non sono portati, assomiglia a Tale e quale show e a tanti altri programmi dai nomi più diversi ma dal medesimo contenuto. Si esibisce chi ancora artista non è o, al contrario, chi per scelte diverse della vita non lo diventerà mai. Una televisione del genere è la tv del condizionale, che non mostra quello che uno è, ma come potrebbe diventare un giorno o avrebbe potuto diventare, sebbene sia riuscito meglio in un’altra attività. Tra questi due confini ci sta dentro tutto, all’insegna del “tutto quanto fa spettacolo”. Avvincente è invece la sfida dell’Auditel che contrappone allo show di Canale 5 non un altro varietà, bensì un programma di divulgazione culturale come Ulisse, il piacere della scoperta: entrambi si muovono sulla ragguardevole cifra del 20% di share.

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