Il Capodanno romano della migrazione tassinara su Uber, ben raccontato dal Messaggero, mostra con involontario umorismo come la difesa del recinto chiuso delle licenze non sia solo scorretta, contraria alla concorrenza e dannosa ma, soprattutto, terribilmente inutile. Per chi non ci fosse incappato ricordiamo che nella sera del 31 e nelle ore successive a Roma non si è trovato un taxi. E fin qui tutto normale, direte. La sorpresa è che, invece, di taxi se ne trovavano a volontà, ma passando per la app di Uber. Il mercato faceva magicamente incontrare il desiderio di tariffe più alte da parte dei tassisti (grazie alla restrizione dell’offerta e alla condizione di monopolista di fatto regalata all’azienda americana), la richiesta di mobilità (specialmente per chi aveva bevuto un po’), la sicurezza sul controllo dei percorsi e la certezza di pagare con carta di credito senza neanche doverla tirar fuori dalla tasca o mostrarla dal cellulare.
Per l’ortodossia tassinara è una disfatta. Per il Foglio una piccola soddisfazione, perché qui si era scritto, azzardando previsioni, che
il peggiore nemico della professione di tassisti era chi ne difendeva i privilegi in modo dogmatico. E che la domanda di mobilità stava crescendo e sta continuando a crescere travolgendo il fortino di una categoria che si sente protetta grazie al buon potere di influenza politica. Robetta di fronte ai numeri del turismo che cresce e della ripresa dei movimenti lavorativi, con le piattaforme (Uber e altri) a fissare il nuovo standard del servizio e i grandi alberghi pronti a organizzare per conto proprio i trasferimenti dei loro clienti.
A Roma, nella notte di Capodanno, queste forze si sono viste all’opera come se la capitale si fosse prestata a funzionare da laboratorio per un esperimento di teoria della concorrenza applicata. E tutto ha seguito il copione atteso. Con la forza di un’organizzazione più efficiente a condurre il gioco e dettarne le regole. Per i tassisti la piccola consolazione, un po’ beffarda, di qualche affare in più. Soldi meritati, certo, anche se impossibili da nascondere al fisco.