L’associazione Setteottobre di Stefano Parisi ha lanciato un appello di accademici italiani, fra cui Ugo Volli, il semiologo che ha insegnato a lungo a Torino, contro la decisione dell’università.
A Torino devono essere affetti da strabismo morale: mentre chiudono a Israele, stringono accordi per il 2025 con l’Università delle religioni a Qom, la città santa sciita in Iran, pilastro del potere degli ayatollah di Ali Khamenei. E con la Lobachevsky State University di Nizhny Novgorod, in Russia.
Dunque boicottano le università dell’unica democrazia del medio oriente, università che sfornano premi Nobel, libertà di ricerca e innovazione tecnologica e scientifica uniche al mondo, e aprono a università espressioni o di regimi clericali omicidi o di autocrazie repressive. Così come alla Sapienza dopo il 7 ottobre gli studenti hanno bruciato (letteralmente) gli accordi con Israele, ma non quelli che i loro professori hanno firmato con l’Iran. Proprio a Roma è stato siglato l’accordo fra il rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio, e quello dell’Università dell’Iran, Mahmoud Nili Ahmadabadi. E poi l’accordo con il National Museum of Iran, due accordi con il Tehran Research Center e un protocollo con l’Università di Isfahan.
Dopo il 7 ottobre, gli ayatollah iraniani che tirano le fila di Hamas, Hezbollah e houthi, hanno detto di aver lanciato una “guerra di attrito” per “distruggere la civiltà occidentale”. Una guerra che stanno vincendo, a giudicare dalla decadenza morale delle nostre università, che in teoria dovrebbero essere i templi della cultura e della libertà occidentali.