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L’utero in affitto non è più “solo un tabù” dei cattolici...

Finalmente. Ci si chiedeva dove fosse finita la voce dei movimenti delle donne, pronte ad alzarla giustamente ai tempi del governo Berlusconi e del triste spettacolo delle “olgettine”, ma afona contro la maternità surrogata. Pratica proibita in Italia dalla legge 40, ma presente in altri Paesi, ricchi e poveri, quest’ultimi bacino di madri surrogate per coppie etero o omosessuali con ampia disponibilità di denaro...

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Finalmente. Ci si chiedeva dove fosse finita la voce dei movimenti delle donne, pronte ad alzarla giustamente ai tempi del governo Berlusconi e del triste spettacolo delle “olgettine”, ma afona contro la maternità surrogata. Pratica proibita in Italia dalla legge 40, ma presente in altri Paesi, ricchi e poveri, quest’ultimi bacino di madri surrogate per coppie etero o omosessuali con ampia disponibilità di denaro. Le aderenti al movimento “Se non ora quando” hanno lanciato un appello perché sia dichiarata illegale in Europa e bandita dal resto dal mondo la possibilità da parte di coppie o single di commissionare a un’altra donna la gestazione del proprio figlio. “Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile e in nome di presunti diritti individuali – si legge sul sito www.cheliberta.it – che le donne tornino ad essere oggetti a disposizione: non più del patriarca ma del mercato”. All’appello hanno aderito centinaia di nomi noti dello spettacolo, della cultura e del femminismo storico e la questione è uscita dalle secche dell’“oscurantismo” perché sollevata per primo dal mondo cattolico, per entrare in una battaglia di civiltà. Poco male, anche per la reazione un po’ tardiva rispetto ai gruppi femministi francesi, inglesi e americani. L’importante è che finalmente ci si sia accorti che dire no all’uso della donna come se fosse una fattrice e all’idea che un bambino si possa commissionare come qualsiasi oggetto non ha a che fare con l’adesione a una fede, ma con il rispetto della dignità di ogni persona. Comprare il corpo di una donna, disposta a venderlo perché la povertà le ha tolto la libertà di non farlo, non è molto lontano da acquistarlo per fini sessuali. Con l’aggravante che assieme all’utero chi dispone di denaro sul contratto inserisce anche la compravendita di un altro essere umano, il bambino. Ma comprare un bambino non è un reato nei Paesi cosiddetti sviluppati?I detrattori dell’appello, oltre ad accusare le femministe di “Se non ora quando” di attacco ai diritti civili dei gay (quando a ricorrere alla pratica della gravidanza surrogata sembra siano soprattutto coppie eterosessuali), sollevano la necessità di regolarizzare la pratica dell’utero in affitto perché l’illegalità in Italia comporta un “turismo delle gravidanze surrogate” là dove è permesso. La normativa potrebbe essere mutuata da quella che regola la donazione degli organi. Un leitmotiv che ricorre ogni volta che il nostro Paese approva una legge “proibizionista”, poco supportato peraltro da numeri reali del fenomeno. Tuttavia sulla proposta c’è da rifletterci. Dopo secoli di lotta per la dignità della donna, una legge tornerebbe a ridurre le donne al loro utero e la gravidanza a un puro processo fisiologico, dimenticando che è molto di più: un coinvolgimento psicologico ed emotivo totale, la creazione di un legame forse, l’unico rimasto, impastato di eternità.Ma, si dirà, in Italia esiste una legge che consente il parto in anonimato e la possibilità di dare in adozione il bambino. Nella speranza che le istituzioni facciano il possibile per consentire a una mamma di tenere il proprio figlio, l’adozione ha un unico scopo: dare una famiglia a un bambino. Esattamente il contrario di quanto sta alla base della pratica dell’utero in affitto. Il bambino sta sullo sfondo, come un soprammobile, e in primo piano emergono i desideri degli adulti assunti a diritti, la maschera dell’incapacità dell’uomo d’oggi di accettare i propri limiti, in questo caso l’impossibilità patologica o fisiologica di procreare. Ma se i bambini “vengono programmaticamente scissi dalla storia che li ha portati alla luce e che comunque è la loro, i bambini diventano merce”. È scritto sul giornale dei Vescovi? No, lo dicono le donne di “Se non ora quando”.