Non c’era bisogno che lo dicesse Julija Naval’naja, ma è stato importante che l’abbia detto.
Valerij Gergiev è un propagandista della guerra all’Ucraina. Mercenari a parte, qualcuno ha generosamente difeso la scelta di ospitare Gergiev in Italia – alla Reggia di Caserta, peraltro, in un’“Estate da Re” – in nome della distinzione fra il talento artistico e la bassezza civile. Penso senz’altro che sia un errore. Si può decidere di ascoltare Gergiev, se si ha un orecchio capace di apprezzare una differenza di direzione della Sinfonia n. 5 in Mi minore Op. 64 di Pëtr Il’ic Ciajkovskij. Ma non ora, non qui.
L’annullamento del concerto a Caserta è la toppa inevitabile a una iniziativa o ignorante o arrogante. C’è un codicillo di supposta par condicio. Avversereste con altrettanta convinzione l’esibizione di un musicista israeliano? La mia risposta è: certamente sì, se il musicista, qualunque sia il suo talento, fosse un aperto sostenitore della conduzione della cosiddetta guerra a Gaza. Senza alcun dubbio.