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Il dono della pace segno della benedizione del Signore

Giovanni 14,23-29In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

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Il dono della pace  segno della benedizione del Signore
Prosegue il tempo pasquale che porterà a celebrare la festa di Pentecoste e il brano evangelico di questa domenica ruota attorno alla promessa dello Spirito che Gesù fa ai discepoli. Il contesto è ancora quello dell’ultimo discorso del Nazareno riportato nel vangelo di Giovanni. In tale occasione, alcuni dei Dodici pongono delle domande: ha iniziato Pietro, ha proseguito Tommaso e ora è il turno di Giuda, non l’Iscariota. Quest’ultimo chiede a Gesù perché annuncia che si manifesterà solo ai suoi e non al mondo; l’interrogativo del discepolo nasce, infatti, dal desiderio più o meno celato e trattenuto fino a quel momento che il Nazareno si mostri, faccia vedere a tutti ciò di cui è capace con segni e opere prodigiose, straordinarie, in modo che anche i più scettici, posti di fronte ad eventi miracolosi, non possano evitare di credere. Il desiderio che spinge Giuda è più attuale che mai: quante volte si è vissuta la tentazione di cercare larghi consensi, di pensare eventi che muovessero grandissime quantità di persone, di mostrare platee acclamanti, di rendere evidente il favore di cui si gode? A tutto ciò Gesù risponde in maniera chiara ponendo ordine tra ciò che è prioritario per un credente e ciò che non lo è. Se non si coltiva una relazione personale, intima con Dio tutto perde di senso perché rimane qualcosa di posticcio, creato per fare scena. Ciò che è determinante e irrinunciabile per un credente è l’amore per il Signore legato all’ascolto assiduo della sua parola e alla vita interiore abitata dallo Spirito. A quanti chiedono opere e gesti esteriori potenti che impattino pubblicamente sulla gente, Gesù risponde ribadendo l’importanza assoluta di un cammino di fede autentico, che conduce il credente a decentrarsi sempre di più in modo che il Signore trovi sempre più spazio in lui. Questo lavoro paziente e costante non è riconducibile solo all’uomo, ma è in gran parte opera dello Spirito.L’annuncio della venuta dello Spirito Santo rappresenta il cuore del testo evangelico di questa domenica; Esso è colui che, quando verrà il tempo dell’assenza fisica di Gesù, si farà presente tra i credenti. Lo Spirito viene presentato come una sorta di maestro interiore poiché la sua azione è orientata ad insegnare e a ricordare quello che il Nazareno ha compiuto e vissuto lungo la sua esistenza. «Lo Spirito Santo… vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 13,26): queste sono le parole di Gesù relative alla funzione del Paraclito. È evidente che la finalità dell’azione dello Spirito non è principalmente quella di favorire la memorizzazione di interi passi evangelici per comprendere come agire nella quotidianità secondo l’esempio del Nazareno. Questo è un aspetto sicuramente importante ma secondario rispetto alla necessità di accogliere Dio nel profondo di sé fino a divenirne dimora. Lo Spirito permette all’uomo di operare quel decentramento che ha caratterizzato la vita di Gesù: Egli, infatti, lungo la sua esistenza terrena ha parlato e agito cercando di essere trasparenza del Padre. Allo stesso modo, ciascun credente è chiamato a fare spazio in sé alla voce di Dio, alla sua volontà. Spesso si dice che noi siamo ciò che ricordiamo per attestare come la vita di ciascuno sia costruita e vissuta attorno alla memoria. Esperienze, parole, silenzi, attese, speranze, domande caratterizzano l’esistenza di ogni donna e ogni uomo e lo plasmano. Fare memoria della presenza del Signore e della sua parola aiuta a leggere la storia quotidiana con un’ottica diversa, divina, che consente ad ogni credente di comprendere la realtà alla luce della fede. Quando manca poco a doversene andare dai suoi Gesù getta uno sguardo sulla sua opera che ancora non è compiuta, ma non lascia trasparire ansia o tristezza per il destino che spetta alla sua comunità: Egli sa che lo Spirito agirà sostenendo i discepoli soprattutto quando loro si sentiranno vacillare. In prossimità del suo congedo il Nazareno, dopo aver comandato ai suoi di amarsi vicendevolmente, dona loro la pace. «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27): questo è il segno della benedizione del Signore. Non si tratta di un augurio o di un saluto cordiale, bensì di un dono grande che permette al credente di non cedere alla paura o allo scoraggiamento, perché in attesa del ritorno del Signore la pace resterà nel suo cuore e nessuno potrà spostarla da lì. In un mondo sempre più lacerato e smarrito c’è da sperare che tale pace del Signore abiti sempre più tra gli uomini.

Ultime Notizie di Vangelo della Domenica

Gesù si dona a tutti i credenti

Gesù si dona a tutti i credenti

Luca 9,11b-17In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

La comunione d’amore tra Padre e Figlio e Spirito Santo

La comunione d’amore tra Padre e Figlio e Spirito Santo

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

L’amore si nutre di scelte e decisioni non di emozioni

L’amore si nutre di scelte e decisioni non di emozioni

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Nulla è più grande della misericordia di Dio

Nulla è più grande della misericordia di Dio

Giovanni 8,1-11In quel tempo, Gesù si avvio verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

La strada per riconoscere e accogliere l’amore di Dio

La strada per riconoscere e accogliere l’amore di Dio

Luca 15,1-3.11-32In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».