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Vita eterna: non conquista ma dono da accogliere

Marco 10,17-30Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

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Vita eterna: non conquista ma dono da accogliere
La pagina evangelica di questa domenica riunisce episodi diversi collegati tra loro dal tema del rapporto con le ricchezze. Inizia con il celeberrimo racconto dell’incontro del Nazareno con l’uomo ricco e del suo ritorno triste, prosegue con le parole di Gesù per i discepoli e l’invito ad essere vigili davanti al pericolo che può rappresentare il desiderio di mantenere la ricchezza e si conclude con un dialogo tra il Maestro e i Dodici sulla ricompensa conseguente alle loro rinunce fatte in nome della sequela del Messia. Si tratta di un testo molto noto che, proprio a causa del suo essere ampiamente conosciuto, rischia di essere letto in maniera rapida e superficiale, facendo perdere il sapore altamente sfidante delle parole di Cristo.La scena si apre con l’annotazione del Nazareno che si trova in cammino con i suoi verso Gerusalemme. Lungo la strada si avvicina di corsa un uomo o, come dice letteralmente l’evangelista Marco, un tale, una persona anonima che gli si getta davanti in ginocchio e, dopo averlo chiamato «Maestro buono» domanda che cosa deve fare per avere in eredità la vita eterna. I gesti che quest’uomo compie dicono l’ammirazione con cui guarda al Nazareno, la sua urgenza impellente di interrogarlo, che lo portano a correre bloccando il procedere del rabbi con cui desidera interloquire. Questo anonimo pone una domanda significativa per i Giudei e per tutti gli uomini perché la ricerca della vita eterna, del per sempre, della possibilità di vincere la morte andando oltre al male e alla sofferenza è un desiderio che accomuna tutti. Ciascuno nel segreto del suo cuore spera che la morte non sia la fine definitiva, l’ultima parola nella vicenda umana. Di fronte a ciò, spesso, però, l’uomo vive la presunzione di poter conquistare la vita eterna, come se questa fosse un oggetto da possedere o un traguardo da raggiungere in virtù di meriti personali, dimenticando che essa è un dono di Dio che attende di essere ricevuto e accolto.La risposta di Gesù, che si sofferma ad evidenziare come l’aggettivo buono possa essere legittimamente associato solo a Dio, può lasciare spiazzati ma è dettata dall’intenzione di condurre quel tale senza nome ad andare ancora più in profondità nelle sue intenzioni. I comandamenti che il Nazareno cita sono quelli inerenti alle relazioni con il prossimo sottintendendo che la salvezza sperata si decide nei rapporti concreti e abituali con le altre persone. Di fronte alla replica dell’uomo che sostiene di vivere e praticare l’osservanza dei comandamenti da sempre, il Maestro compie un gesto di grande benevolenza fissando il suo sguardo di amore su di lui. In quell’uomo convinto di sé e della sua osservanza della Legge, Gesù vede una persona bisognosa di amore gratuito a cui indicare ciò che realmente gli manca: la libertà di staccarsi da ciò che possiede per dedicarsi alla sequela. Dinnanzi a una simile proposta il tale anonimo vede venire meno il suo ardore e si lascia invadere da una profonda tristezza che lo porta ad allontanarsi.Sarebbe piuttosto facile, a questo punto della narrazione, esprimere giudizi e considerazioni negative su questo ricco che rifiuta la compagnia del Nazareno pur di non doversi separare dai suoi beni, ma l’annotazione della tristezza che lo avvolge mentre si allontana evidenzia che le parole di Gesù non sono rimaste inascoltate. L’uomo ricco vive la fatica di sentirsi diviso e attratto da due realtà non compatibili tra loro: il mantenimento per sé della ricchezza e la volontà di dare senso alla propria esistenza liberandosi di tutto e affidando interamente la propria vita a Dio. L’uomo ricco se ne va triste e rabbuiato perché non sa decidersi, non osa provare la gioia della condivisione gratuita. Preferisce godere della sicurezza che ciò che possiede gli garantisce piuttosto che avventurarsi nel cammino di adesione alla parola del Maestro. La paura di perdere le ricchezze lo blocca e lo porta a optare per una sorta di ritirata. A ben vedere il comportamento di questo tale non si discosta da quello che terranno i discepoli nell’ora della Passione di Gesù: anche loro con il cuore pesante e triste quando si avvicinerà l’ombra della croce se ne andranno.A seguito dell’istruzione del Nazareno ai Dodici, Pietro pare ricordare al Maestro che anche loro hanno lasciato tutto per mettersi a seguirlo. E Gesù risponde promettendo che non c’è nessuno tra quelli che hanno abbandonato ogni cosa per mettersi alla sequela che non abbia ricevuto il centuplo di ciò che ha lasciato. La promessa del Nazareno, però, comprende anche la sofferenza, la fatica delle contraddizioni, le inimicizie, le persecuzioni. Coloro che decidono di seguire Gesù devono sapere che tali difficoltà sono parte del cammino in modo da non scoraggiarsi di fronte alle insidie che si presenteranno, guardando sempre a Lui come modello di fede e di amore.

Ultime Notizie di Vangelo

Nei santi Pietro e Paolo l’unità oltre le differenze

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Matteo 16,13-19In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

L’Ascensione non è fuga ma un modo nuovo di essere il Dio-con-noi

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Luca 24,46-53In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Il Signore è sempre presente sulle rive delle nostre giornate

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Giovanni 21,1-19In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Occorre essere fiduciosi sulla possibilità di cambiare

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Luca 13,1-9Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».