Il Grinch veneziano. Come interpretare il furto di una barca carica di doni sul Canal Grande

Redazione Online
|1 mese fa

Ansa
Danni incalcolabili sono stati stimati dopo che una donna tunisina, adusa a vivere di espedienti, ha rubato una barca carica di doni ormeggiata a Venezia e, avendone perso il controllo, si è schiantata contro il ponte di Rialto.
Come tutte le notizie di cronaca, anche questa può essere interpretata secondo la lezione medievale, ossia in senso letterale, allegorico, morale e anagogico. Il senso letterale è che a Natale, mentre noi festeggiamo regalandoci paccottiglia, c’è qualcuno che non se lo può permettere e allora cerca di sottrarre i doni a mittenti e destinatari, anche in modo rocambolesco. In senso allegorico, questa donna tunisina è la Povertà, che con uno stratagemma riesce a impossessarsi dell’Abbondanza ma, poiché non è abituata a governarla, si schianta e finisce in guai peggiori di prima. Il senso morale è più complicato: noi che siamo abituati ai nostri punti fermi – il Natale, i regali, il ponte di Rialto – li vediamo sgretolarsi quando qualche miserevole richiama la nostra attenzione sbattendoci contro. Il più lampante di tutti, però, mi sembra il senso anagogico, che ci mostra ciò a cui tendiamo. Col gesto ribelle di impossessarsi della barca carica di doni, la donna tunisina incarna la nostra ambizione di ottenere tutto ciò che vogliamo anche in barba ai nostri limiti: i quali, nel suo caso, sono risultati molto evidenti a causa del fatto che non sapesse navigare, tant’è vero che è andata a sfracellarsi. Ha fatto in modo eclatante ciò che facciamo tutti sottovoce ogni giorno, ossia pretendere ciò che non ci compete né ci meritiamo, confondendo i nostri desideri coi nostri diritti. I danni sono incalcolabili.

