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A Natale Dio si fa “oggi”

Tra le innumerevoli applicazioni di recente generazione ne esiste una – chiamata  Face App – che ti fa invecchiare o ringiovanire in un solo click...

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A Natale Dio si fa “oggi”
Tra le innumerevoli applicazioni di recente generazione ne esiste una – chiamata  Face App – che ti fa invecchiare o ringiovanire in un solo click. È come un photoshop, una variante del fotoritocco, che è diventato un vero tormentone sul web. L’applicazione in questione, al di là della curiosità che suscita, è una prova del nostro difficile rapporto col tempo: ci immaginiamo come eravamo o come saremo. Quasi mai come siamo. Inseguiamo il passato o il futuro. Non siamo mai dentro il presente. A Natale, fortunatamente, Dio si fa oggi. Gesù, infatti, è l’oggi di Dio. Ma se l’eterno si fa oggi allora l’oggi è già eternità. E ogni attimo è destinato a diventare eterno. Non c’è più niente che sia banale o ripetitivo, ma ogni situazione diventa un’occasione. Ne è prova l’affermazione della lettera agli Ebrei (1,1-2): “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo”. Come a dire che Dio si è fatto uomo e non c’è più bisogno che l’uomo diventi dio, come ancora si affanna a sostenere una penna del calibro dello scrittore Yuval Noah Harari, che immagina l’umanità pronta ormai a… sostituirsi a Dio, allungando la vita fino a 500 anni!
A Natale si riscopre, dunque, che l’unico tempo a nostra disposizione è il presente, senza fughe in avanti e senza nostalgie all’indietro. La vita è adesso! O per dirla con Gesù: “A ciascun giorno basta la sua pena” (Mt 6, 34). Questa concentrazione sulla vita adesso – evitando sia la frenesia che l’accidia – è un dono che fa vedere la vita ‘con occhi nuovi’. Il tempo non è qualcosa ‘da ammazzare’ o da cui guardarsi perché Kronos divora i suoi figli, ma è la possibilità di essere fecondo, cioè di generare altra vita. Di qui, l’importanza di vivere il presente e di non limitarsi a rimpiangere il tempo che non c’è o quello che ancora non esiste. Così senza accorgersene impareremo a privilegiare il concreto rispetto all’astratto, l’agire rispetto al parlare, il vivere rispetto al lasciarsi vivere. L’uomo è chiamato costantemente a nascere, a ripartire, a trasformare la crisi, il buio della notte in una nuova chance. A partire dall’istante che ci è dato in dono ogni momento della vita. Come si intuisce da una preghiera in forma poetica: “Spesso, Signore, sei una fiamma così piccola: poco più di un fiammifero e scaldi solo le punte estreme delle dita. Ma è sempre fuoco tuo, dono tuo, tua inestinguibile promessa. Per ricordarci che c’è il fuoco un fiammifero basta”.
Buon Natale!

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