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Editoriali

Il Pentagono in tribunale su ricorso di Anthropic

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Il Pentagono in tribunale su ricorso di Anthropic
Foto Lapresse
Nei primi giorni dell’attacco all’Iran, le Forze armate americane si sono servite di strumenti di intelligenza artificiale prodotti da un’azienda con la quale sono ai ferri corti per il rifiuto di Anthropic di rimuovere le sue misure di salvaguardia contro l’uso nelle tecnologie di sorveglianza di massa e nelle armi da fuoco autonome. Ora Anthropic contrattacca con un ricorso in tribunale. La ragione è che il dipartimento della Difesa guidato da Pete Hegseth ha bollato la società guidata da Dario Amodei come “un rischio per la catena dei rifornimenti”, che è di fatto una scomunica per le aziende che vogliono lavorare con entrambi e che devono quindi scegliere con chi continuare a collaborare. Secondo gli avvocati di Anthropic, il provvedimento del governo americano è in violazione del Primo emendamento, che si applica anche alle corporation. Quindi non si può bandirla soltanto per le sue idee in tema di intelligenza artificiale.
Un tema giuridico, quello della personalità aziendale, che risale a una sentenza del 1886, quando la Corte Suprema stabilì che la contea di Santa Clara, in California, non poteva violare i diritti umani di una società ferroviaria, la Southern Pacific. Principio riaffermato di recente con la sentenza Citizens United v. Fec del 2010 e Burwell v. Hobby Lobby del 2014. Nel primo caso si affermava che le corporation potevano spendere quanto volevano per le campagne elettorali, nel secondo caso che potevano avere dei diritti religiosi e non pagare contraccettivi ai dipendenti. All’epoca le decisioni furono elogiate dai conservatori che oggi sembrano improvvisamente cambiare idea. Del resto, il partito trumpiano ha abbandonato da tempo uno dei princìpi cardine del conservatorismo americano: la libertà della libera impresa.