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Il dono della vita eterna è frutto della comunione con Gesù già qui e ora

Giovanni 10,27-30In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

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Il dono della vita eterna  è frutto della comunione con Gesù già qui e ora
I testi evangelici della IV domenica di Pasqua pongono sempre l’accento su Gesù come pastore. Nell’annata C il vangelo è costituito da quattro versetti appartenenti al capitolo decimo dell’opera di Giovanni, in cui viene riportata una discussione con alcuni giudei circa l’identità del Nazareno, la qualità e l’origine delle sue azioni.L’immagine del pastore e delle pecore nella Scrittura ricorre più volte: il contesto pastorale-agricolo in cui è stata generata la Bibbia, infatti, permetteva una immediata comprensione delle realtà a cui tali figure fanno riferimento. Il pastore è colui che raccoglie e raduna le pecore, le guida facendo strada, talvolta cammina accanto a loro, conosce il suo gregge, lo cura e lo tutela in caso di necessità. Le pecore, dal canto loro, riconoscono la voce del pastore e si lasciano condurre nella certezza che lui non verrà meno al suo ruolo e le porterà in salvo. Al giorno d’oggi, forse, pensare a pastori e pecore risulta difficile perché non sono elementi che appartengono alla quotidianità di molti, ma le azioni che entrambi compiono continuano ad essere attuali e significative.Dal testo di Giovanni balza agli occhi la correlazione tra Gesù pastore e il suo gregge: nessuno dei due può pensarsi da solo; la presenza dell’uno dà senso e ragione all’esistenza dell’altro. Il Nazareno è il pastore che ha costituito il gruppo delle sue pecore, che vive con loro e ci parla; i suoi discepoli sono quelli che riconoscono la voce del pastore, la ascoltano e non temono di spostarsi per seguirla, perché si fidano di essa. Il Maestro traccia la strada e parla, i discepoli ascoltano e seguono perché credono in chi li conduce e precede. Ascoltare e seguire sono le due azioni che connotano la vita dei discepoli di ogni tempo perché sono quelle che conducono a credere. Riporre la propria fiducia in qualcuno implica una relazione intensa, creata attraverso un legame profondo in cui ci si riconosce accolti, compresi e amati anche nelle proprie fragilità e incertezze. Ascoltare è ben di più di sentire: implica la capacità di mettere a tacere le inquietudini e la vanità dell’ego, per lasciare spazio alla Parola. Seguire non è un semplice andare dietro, ma significa rendere il proprio passo e la propria vita conformi a quelli di colui che si decide di imitare; seguire può anche risultare faticoso perché impone di appropriarsi di un ritmo che non sempre è confacente, obbliga a non correre o precedere chi traccia la strada e neppure ad indugiare troppo attardandosi lungo il cammino. Ciò che l’ascolto e la sequela generano è una condivisione tale per cui Gesù afferma: «Io conosco le mie pecore». È una conoscenza dinamica, sempre in evoluzione, autentica, una conoscenza che conduce alla comunione, come quella tra il Padre e il Figlio. Il dono della vita eterna che il Nazareno riserva al suo gregge è, infatti, il frutto della comunione con Lui a partire da qui e ora. Tutti coloro che sono disposti a fidarsi, a riporre la propria esistenza nelle mani del Messia sanno che riceveranno questo regalo promesso. L’esortazione, volendo utilizzare una espressione che l’evangelista Giovanni ripeterà più volte al capitolo quindicesimo, è a rimanere nell’amore, nell’ascolto della Parola, nella fedeltà a Gesù, alla sua vita, alla sua volontà di accoglienza verso tutti. La certezza che hanno coloro che credono nel Nazareno è di essere custoditi saldamente nelle sue mani e in quelle di Dio. Gesù ha costituito fin dall’inizio un gregge assolutamente diverso da ogni altro, fatto di persone molto differenti tra loro: alcune intelligenti, altre un po’ dure a comprendere, alcune gelose, altre miti, alcune facili all’ira, altre ancora modeste. Forti, deboli, prepotenti, timorosi, valorosi, anziani, giovani, pescatori, esattori delle tasse: tutti hanno composto il nucleo originario del gregge scelto da Gesù e ciascuno è stato un segno della presenza del Regno di Dio nella storia. Anche oggi, nella comunità dei cristiani c’è posto per chiunque sia disposto a riporre la sua fiducia nell’ascolto della Parola e nella strada tracciata da Gesù.

Ultime Notizie di Vangelo

Nei santi Pietro e Paolo l’unità oltre le differenze

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Matteo 16,13-19In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Gesù si dona a tutti i credenti

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Luca 9,11b-17In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

La comunione d’amore tra Padre e Figlio e Spirito Santo

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In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Lo Spirito insegna e ricorda quanto Gesù ha detto e fatto

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Giovanni 14,15-16.23b-26In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

L’Ascensione non è fuga ma un modo nuovo di essere il Dio-con-noi

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Luca 24,46-53In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.