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La fede senza carità non giova

Giunto ormai alla conclusione del trattato sulla Trinità, Agostino indugia sull’identità dello Spirito Santo, definito propriamente l’amore tra il Padre e il Figlio, cosa già precedentemente evidenziata quando aveva definito la Trinità in questi termini: “Colui che ama, ciò che è amato, l’Amore” (“Amans, quod amatur, amor”)...

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La fede senza carità non giova
Giunto ormai alla conclusione del trattato sulla Trinità, Agostino indugia sull’identità dello Spirito Santo, definito propriamente l’amore tra il Padre e il Figlio, cosa già precedentemente evidenziata quando aveva definito la Trinità in questi termini: “Colui che ama, ciò che è amato, l’Amore” (“Amans, quod amatur, amor”). Evocando il testo della prima lettera ai Corinti, Agostino ricorda che se l’uomo non ha la carità, avesse pure tutti gli altri doni, non gli gioverebbero in nulla. Poiché “lo Spirito Santo non è chiamato dono se non a motivo dell’amore, chi non lo possederà, anche se parlerà le lingue degli uomini e degli angeli non è che un bronzo sonante” (De Trinitate 15,18.32). Colui dunque che non “ha ricevuto lo Spirito Santo in tale misura da essere un innamorato di Dio e del prossimo” (Ivi), non può nemmeno pensarsi degno del Paradiso. Precisa Agostino: “Che grande bene è dunque quello senza il quale dei beni così grandi non possono condurre nessuno alla vita eterna?” (Ivi). Meglio dunque essere privi di tutti gli altri doni, non necessari per entrare nella vita eterna, piuttosto che esserne dotati ed essere privi dell’Amore dello Spirito Santo. Aggiunge ancora Agostino: “L’amore che è da Dio e che è Dio è dunque lo Spirito Santo, mediante il quale viene diffusa nei nostri cuori la carità di Dio, facendo sì che la Trinità intera abiti in noi” (Ivi). Di conseguenza, se solo lo Spirito Santo consente di avere in noi la Trinità come Amore, non basta poter dire di avere fede in Dio per avere la salvezza. Occorre essere posseduti da colui che è l’Amore in Dio: “Solo la carità può fare in modo che la fede stessa sia utile” (Ivi). Perciò, senza mezzi termini, Agostino conclude: “La fede può esistere anche senza la carità, ma non può essere utile” (“Sine caritate quippe fides potest quidem esse, sed non et prodesse”). Agostino aveva in mente la sua esperienza nei riguardi dei donatisti, disposti, diceva lui, anche al martirio, fino a provocarselo, per professare la loro fede eroica, ma senza avere in cuore l’amore fraterno verso i cattolici, anzi, facendoli oggetto di persecuzione e di vessazioni. Una vede autentica non può che tradursi in atteggiamenti di amore vero. Nel contempo, va riconosciuto che anche un amore vero viene alimentato da una fede autentica. Consapevoli che tutto il tempo pasquale è proiettato sulla solennità di Pentecoste, sulla scorta delle riflessioni di Agostino, siamo sollecitati a rafforzare la fede nello Spirito Santo, perché ci faccia dono del suo Amore.
† Giuseppe ZentiVescovo emerito di Verona

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