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Nell’abbraccio dello Spirito c’è l’umanità salvata da Cristo

Di sicuro Agostino può essere definito un singolare teologo del Mistero della Trinità. Vi dedica un intero trattato che gli è costato oltre venti anni di eleborazioni. E nel frattempo annunciava i medesimi contenuti ai fedeli, in termini più accessibili...

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Nell’abbraccio dello Spirito c’è l’umanità salvata da Cristo
Di sicuro Agostino può essere definito un singolare teologo del Mistero della Trinità. Vi dedica un intero trattato che gli è costato oltre venti anni di eleborazioni. E nel frattempo annunciava i medesimi contenuti ai fedeli, in termini più accessibili.Ovviamente, se i soggetti da lui presi in maggior considerazione sono il Verbo incarnato e il Padre, non potevano mancare riflessioni di straordinario acume sullo Spirito Santo. Prendiamo in considerazione quattro testi significativi del trattato sulla Trinità.Praticamente quattro aforismi. Anzitutto: “Lo Spirito Santo è Spirito del Padre e del Figlio, dono del Padre e del Figlio. Lo Spirito Santo, per così dire, è l’ineffabile comunione del Padre e del Figlio” (De Trinitate 5,11.12). Questa la prima definizione dello Spirito Santo: ineffabile comunione del Padre e del Figlio! Un altro testo ne ribadisce l’immagine e la radicalizza: “Lo Spirito Santo è qualche cosa di comune al Padre e al Figlio o, più precisamente, la comunione consostanziale ed eterna fatta persona” (De Trinitate 6,5.7). Nel Mistero della vita trinitaria, questa è la sua specifica identità e funzione. Agostino fa questa affermazione dopo aver precisato che lo Spirito Santo non si identifica né con il Padre né con il Figlio, pur avendo uguaglianza di sostanza con Loro (Cfr. Ivi). Alla conclusione del medesimo paragrafo, ribadisce il fatto che lo Spirito Santo è uguale al Padre e al Figlio “sotto ogni aspetto per la somma semplicità che c’è in quella sostanza” (Ivi). A questo punto, dopo aver ancora una volta precisato che in Dio ci sono tre Persone e non più di tre, traccia il profilo del volto di ognuna con i colori dell’amore: “Uno che ama (il Padre) Colui che ha origine da Lui (il Figlio); Uno che ama (il Figlio) Colui dal quale ha origine (il Padre) e l’Amore in persona (lo Spirito Santo)” (Ivi). Dalla definizione di comunione alla definizione di amore (“Ipsa dilectio!”). Ma un’immagine che tratteggia lo Spirito Santo con ulteriore vivacità la si trova un po’ più oltre. Dopo aver riaffermato che tutto l’Essere è di tutte e tre le Persone divine, come lo sono tutte le qualità divine, come bontà e onnipotenza, e tutte e tre sono inseparabili, nella distinzione delle Persone, e di conseguenza sono Trinità e non triplicità (Cfr. De Trinitate 6, 8), conclude definendo lo Spirito Santo: “In un certo senso l’ineffabile abbraccio del Padre e della sua immagine” (De Trinitate 6,10.11). Usa il termine complexus e non amplexus. Non è l’abbraccio tra due persone (amplesso), ma la Persona che unisce più Persone, il Padre e il Figlio. In quell’abbraccio c’è l’intera umanità salvata da Cristo.

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