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L'Inferno di Dante profezia di speranza

Al Bastione delle Maddalene, dal 29 marzo, una mostra interattiva dedicata al Sommo Poeta

L'Inferno di Dante profezia di speranza
di REDAZIONEDante, come non si è mai conosciuto. In una sede unica, il Bastione delle Maddalene, che tra tunnel e cunicoli accompagna nei gironi danteschi. Con contributi fondamentali, quelli del saggista e pedagogista Franco Nembrini e del fumettista e illustratore Gabriele Dell’Otto. E ancora: video, immagini, suoni. Premesse che in parte raccontano la mostra multimediale Il mio Inferno. Dante profeta di speranza che inaugura martedì (alle 11) in vicolo Madonnina, a Porta Vescovo.Non è l’unica particolarità dell’evento organizzato dall’associazione Rivela con Comune di Verona, casa editrice Cento Canti, Diocesi. A fare da guide per la durata della rassegna, che prosegue fino al 29 maggio (dal martedì alla domenica, in orario 9.30-12.30 e 15-18) sono «100 ragazzi di dieci scuole secondarie di secondo grado coinvolte nell’iniziativa nell’ambito dei Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (Pcto)», sottolinea Ermanno Benetti, presidente di Rivela. Giovani generazioni protagoniste, quindi, assieme ad un singolare cicerone: il robot umanoide Nao, programmato per l’occasione dagli studenti dell’istituto Alle Stimate per offrire spiegazioni sui contenuti della rassegna.«Vedo una generazione di ragazzi prostrati dalla pandemia, che hanno bisogno di essere sostenuti e incoraggiati», spiega il curatore Nembrini, che martedì alle 20.45 sarà presente alla serata-spettacolo Il mio Inferno. Retroscena da una mostra al teatro Camploy (ingresso libero con obbligo di prenotazione sul sito www.danteprofetadisperanza.it). Proprio per loro il sommo poeta diventa un profeta di speranza: «Perché non c’è Inferno – annota il pedagogista – da cui non si possa uscire a riveder le stelle». Sarà una mostra molto innovativa e inedita, anticipa il vicario episcopale per la Cultura, mons. Martino Signoretto, «fuori dal tradizionale, grazie al supporto della tecnologia, che rappresenta il mondo dei ragazzi».Il visitatore si trova ad attraversare l’Inferno dantesco, immergendosi in un percorso multisensoriale: 35 le tappe, scandite da altrettante illustrazioni, accompagnate da approfondimenti e riflessioni. Emerge il legame tra il poeta e la città scaligera, dove fu accolto esule (prima dal 1303 al 1304, in seguito dal 1313 al 1318); il vagare per la “selva oscura”, nella quale Dante incontra Virgilio, il passaggio della Porta dell’Inferno; lungo i gironi si susseguono gli incontri, tra gli altri con Paolo e Francesca, Cerbero, Farinata degli Uberti e Lucifero. Parte integrante dell’evento è inoltre, in esclusiva per Verona, l’opera “El Dante”, realizzata dallo scultore Adelfo Galli.«Vale la pena fare la fatica di leggere Dante?», si domanda (e domanda) Nembrini. «Vale la pena se si parla con Dante, cioè se si entra nella letteratura con le proprie domande, i propri drammi, il proprio interesse per la vita – risponde –. Allora, improvvisamente, Dante parlerà. Parlerà al nostro cuore, alla nostra intelligenza, al nostro desiderio; ed è un dialogo che una volta cominciato non finirà più».

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