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L’eterologa è insostenibile anche economicamente

La polpetta avvelenata della fecondazione eterologa inizia a provocare i suoi effetti. E non stiamo parlando di implicazioni etiche, bensì di più prosaiche ma non meno importanti problematiche di bilancio. Riassumiamo le basi per capire il punto di arrivo. La fecondazione eterologa si avvale dell’uso di gameti (ovuli e/o spermatozoi) esterni alla coppia che, però, non risultano di facile reperimento...

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La polpetta avvelenata della fecondazione eterologa inizia a provocare i suoi effetti. E non stiamo parlando di implicazioni etiche, bensì di più prosaiche ma non meno importanti problematiche di bilancio. Riassumiamo le basi per capire il punto di arrivo. La fecondazione eterologa si avvale dell’uso di gameti (ovuli e/o spermatozoi) esterni alla coppia che, però, non risultano di facile reperimento. Da un lato, uomini e donne sanno perfettamente che dare le proprie cellule riproduttive vuol dire donare una parte di sé destinata a nascere in un nuovo individuo di cui non si saprà più nulla. Dall’altro, la dazione di gameti, almeno quelli femminili, non è una passeggiata: effettuare prelievi a fresco da donatrici è una procedura invasiva che prevede lunghe stimolazioni ormonali, pick-up dolorosi, sincronizzazione dei tempi con la ricevente e, infine, periodi di riposo. Rari sono coloro che, volontariamente e gratuitamente come prevede la legge, si mettono in ferie e si sottopongono a tale iter.Ci sarebbe l’egg-sharing, ovvero il coinvolgimento di donne interessate dalla stessa problematica di infertilità che, mentre si sottopongono al prelievo di propri ovociti per una fecondazione omologa, mettono a disposizione di altre donne quelli sovrannumerari e non utilizzati. Ma anche qui l’adesione è scarsa. Vuoi per quanto già elencato sopra, vuoi per i paletti molto stringenti riguardo l’età delle donatrici che deve essere inferiore ai 35 anni. Il problema è che non solo l’età media di chi si sottopone alla Pma è aumentata, ma nell’impossibilità di sapere in anticipo quali ovociti saranno migliori di altri, le poche pazienti con le caratteristiche giuste si fermano, chiedendosi se stanno cedendo a un’altra le loro chances di riuscita.La soluzione? Rivolgersi al mercato, all’estero, acquistando siano cellule o pacchetti fecondativi completi. E qui arriviamo alla notizia del giorno. In Emilia Romagna sono almeno quattro le coppie che si sono fatte rimborsare le spese dalla Regione dopo aver fatto l’eterologa all’estero. Un meccanismo di rimborso reso possibile per effetto della Direttiva 2011/24 recepita dal DL 38/2014, grazie a cui è possibile usufruire presso un altro Stato membro dell’Ue delle stesse prestazioni di assistenza sanitaria incluse nei Lea se queste non sono disponibili tempestivamente nel proprio territorio. Dal momento che è stato reso possibile inserire la fecondazione eterologa nei Lea, ecco che le Regioni (tra cui il Veneto) che hanno optato per questa scelta si ritrovano a dover rimborsare le coppie che non potendo fruire del servizio sanitario promesso in Italia, vanno all’estero.Quando si garantisce qualcosa ai cittadini poi bisogna essere sicuri di offrirlo e soprattutto di poter avere adeguata copertura economica per farlo. Un ciclo completo di fecondazione eterologa oltreconfine costa dai 5mila agli 8mila euro. Quale amministrazione può sostenere questi costi, moltiplicati esponenzialmente per il numero di coppie, senza destabilizzare il proprio budget sanitario? E a spese di quali altre patologie? Ma i rimborsi sono a rischio anche Italia su Italia, laddove in molti comparti sanitari territoriali lampeggia il “rosso” cronico. Così, una decina di Regioni ha già imposto alle coppie che vogliono avvalersi della procreazione medicalmente assistita in centri pubblici di altre zone, di chiedere prima l’autorizzazione alla propria Asl di residenza.Maria Paola Costantini, avvocato che collabora con Cittadinanzattiva e altre associazioni di pazienti ha precisato che «la Toscana ha inviato a tutti i suoi centri di fecondazione una circolare in cui si dice di non accogliere più le coppie provenienti da Regioni in cui la Pma non è inserita nei Lea». Nel 2014 il costo a carico del Servizio sanitario nazionale (Ssn) per l’inclusione dell’eterologa nei Lea era stimato nella non indifferente misura di circa 6,6 milioni di euro l’anno. Per come si mettono le cose, le cifre potrebbero essere da rivedere al rialzo.

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