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Nonni distanti ma non lontani

Si chiamano Yuna Theresa e Noemi Hana. Sono due bambine che ci hanno riempito la vita: le nostre nipotine americane...

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Si chiamano Yuna Theresa e Noemi Hana. Sono due bambine che ci hanno riempito la vita: le nostre nipotine americane. Yuna ha quasi tre anni, Noemi dieci mesi: una coppia irresistibile quando è insieme. Vivono a Los Angeles, a quasi 10mila km di distanza. Noemi, che rinnova il nome di una mia leggendaria nonna paterna, Noemi Perusi Cattabianchi, morta nel 1940 e che non ho mai conosciuto, non l’abbiamo mai potuta abbracciare. Con il Covid in mezzo, il viaggio programmato nel gennaio del 2020 è stato rinviato più e più volte e poi definitivamente cancellato. Nel frattempo sono successe molte cose che non ci consentono più di viaggiare a quelle distanze e a quelle altezze: troppo rischioso per la salute. E quindi ci vediamo alle 4 del pomeriggio, on line, quando Yuna e Noemi si svegliano per andare all’asilo. Sono due bimbe molto vivaci, hanno la forza e l’intelligenza per intuire che dietro lo schermo del pc o dello smartphone ci sono due persone ormai anziane che darebbero non si sa cosa per poterle abbracciare. Nonni a distanza: ecco, questa è la nostra condizione attuale. Non diversa, a quello che sento in giro, da quella di molti altri nonni che hanno figli all’estero e devono fare i conti con aerei, fusi orari, stagioni e tempi diversi dai nostri. Come è cominciata? Coi primi soggiorni all’estero dei nostri figli per studiare l’inglese, con l’Erasmus, con gli anni di studio nelle università americane ed europee. Una catena che piano piano si allontana e ti ritrovi coi figli che vivono la condizione di emigranti senza saperlo, senza avvedersene subito. Sembra strano ma è così. E gli anni cominciano a girare sempre più veloci, le stagioni si inseguono, lo specchio implacabile fa la sua parte. Un cammino a distanza, una relazione che non si nutre della materialità, del contatto fisico, o lo riserva alle poche occasioni che possono maturare durante l’anno. Amare senza il conforto di un abbraccio, di una carezza. Il mondo virtuale non riempie la necessità del contatto: sembriamo ombre che si cercano, ma non arrivano a stringersi e quando questo potrebbe accadere, l’abbraccio, come nei racconti di Omero e Virgilio, cade nel vuoto. Eppure quell’appuntamento pomeridiano delle 4 è la chiave di tutta la giornata: è come se entrassimo nella loro vita che si sta formando e ci regalassero un soffio di giovinezza, di freschezza, di capacità ancora di metterci in gioco, pure a migliaia di chilometri: distanti, ma non lontani. Un dialogo che coinvolge i genitori, le loro scelte, l’attività lavorativa, gli alti e bassi di tutte le situazioni. Quando c’è campo, si è uniti anche a distanza. Sembra un paradosso, ma è molto bello pensare alle vite lontane da qui, alle lotte che ogni essere umano deve affrontare, volente o nolente, e che richiamano, per vivere, tutti gli spiriti e la forza ricevuti negli anni dell’educazione. E poi la prospettiva per noi nonni è ancora affascinante, quasi una sfida: ora vediamo due bambine piccole, ma dietro di loro, di sicuro, c’è un altro pianeta da scoprire. Un giorno Yuna e Noemi cresceranno, diventeranno giovani e arriveranno qui: ci saranno tante cose da raccontare, tanti abbracci ancora da ricambiare.

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