“Quando il mio compagno è stato ricoverato in terapia intensiva in gravi condizioni, proprio a causa del finto vaccino che non l’aveva protetto dal virus, non ce l’ho più fatta. Ho segnalato ciò che stava accadendo. Lui è molto arrabbiato con me, non voleva che raccontassi la vicenda. Adesso temo le ripercussioni dei no-vax, ma non mi pento di nulla”.
La piacentina è “vaccinata contro il Covid con assoluta convinzione”. Il suo uomo, invece, “non crede nel farmaco. O meglio, non ci credeva fino ad oggi”. Due fronti opposti, dunque. Anche la gelosia avrebbe fatto la sua parte. “Tra novembre e dicembre – ricorda la donna – dal telefonino del mio compagno ho scoperto dei messaggi con una donna. Poi ho saputo che si era accordato con l’infermiera per sottoporsi alla somministrazione fasulla, all’ex Arsenale di Piacenza, al costo di 250 euro. Non credevo ai miei occhi”.
“Poi, a un certo punto – continua la piacentina – il mio uomo ha contratto l’infezione da Covid e se l’è vista brutta. L’infermiera si riteneva dalla parte giusta, secondo lei la colpa era del mio compagno perché era stato vicino a un soggetto contagiato. In un momento di forte sconforto, ho deciso di dire la verità. Ne ho parlato con un’educatrice, lei ha trasmesso la segnalazione all’Ausl, dopodiché io sono stata ascoltata dai carabinieri”. E da qui si è mossa l’inchiesta coordinata dalla Procura.