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Se la ripresa è piccola piccola la medicina buona è l’export

Tre passi avanti e due indietro come la corsa del gambero. È vero che – come dice Renzi – c’è il dovere di essere fiduciosi ma quando arriva una secchiata di acqua fredda non è facile far buon gioco a cattiva sorte. Ultima non buona notizia le stime di crescita del prodotto interno lordo nel 2016 rese note dall’Ocse che risultano ridotte significativamente rispetto a quelle di poche settimane fa dell’Ue...

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Tre passi avanti e due indietro come la corsa del gambero. È vero che – come dice Renzi – c’è il dovere di essere fiduciosi ma quando arriva una secchiata di acqua fredda non è facile far buon gioco a cattiva sorte. Ultima non buona notizia le stime di crescita del prodotto interno lordo nel 2016 rese note dall’Ocse che risultano ridotte significativamente rispetto a quelle di poche settimane fa dell’Ue. Sull’onda del rallentamento delle principali economie, il Pil per l’Italia fletterà dall’1,4 all’1%; Germania: da 1,8 a 1,3; Regno Unito: da 2,4 a 2,1; media Eurozona: da 1,8 a 1,4. Negli Usa – altra grande locomotiva – dal 2,5 al 2.Nonostante questo, gli italiani sembrano essere fiduciosi. Quelli che ritengono “che il peggio della crisi sia già passato” sono aumentati dall’11% di fine 2014 al 27% di oggi. E sono calati quelli che ritengono che il “peggio della crisi deve ancora arrivare”.Al di la del comune sentiment resta il fatto che la prudenza non fa decollare i consumi, che segnano linea piatta. Dall’altro lato gli imprenditori non mettono in moto nuovi investimenti in quanto impegnati a riutilizzare gli impianti e la capacità produttiva ancora ampiamente disponibile. E dunque su quale variabile l’Italia potrà contare per alimentare la crescita? Ancora una volta sulle sole esportazioni, cui potrebbe aggiungersi la componente investimenti pubblici (grandi lavori, per intenderci). In questi giorni l’Istat ha dato una puntuale radiografia del commercio con l’estero nel 2015. Ne esce un quadro confortante che mostra ancora una volta la capacità del nostro Paese di “conquistare” i mercati internazionali.Nel 2015 le esportazioni sono cresciute del 3,7% in valore e dell’1,9% in volume. L’aumento dell’export è distribuito equamente tra i Paesi Ue (+3,8%) ed extra Ue (+3,6%) a dimostrazione della capacità di essere competitivi sia sui mercati storici che su quelli di nuova espansione.Confermano quanto appena detto i dati per grandi aree geografiche. I mercati più dinamici per le nostre esportazioni si sono dimostrati gli Stati Uniti (+20,9%), il Belgio (+10,6%), l’India (+10,3%) e la Spagna (+10,1%).  Per quanto riguarda la tipologia dei prodotti al primo posto troviamo la vendita all’estero di autoveicoli (+30,8%), seguita dai prodotti dell’agricoltura (+11,2%) e dai computer, apparecchi elettronici e ottici (+10,9%). Il saldo netto della bilancia commerciale nel 2015 – differenza tra export ed import – appare positivo per ben 45,2 miliardi di euro (+78,7 miliardi al netto dell’energia).In questo quadro, lo sviluppo del Paese rimane legato alla sua capacità di competere all’estero, al saper cogliere e rispondere alla domanda proveniente dai vecchi e nuovi mercati, all’offrire il meglio della creatività del genio italiano. Vendere di più e sempre meglio il “made in Italy” è al momento la nostra sola carta vincente. Il Veneto, da sempre regione export oriented, potrà giocare in tale sfida un ruolo rilevante.

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