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Informare ci rende più liberi

L’incontro di papa Francesco con migliaia di partecipanti al Giubileo della comunicazione (25 gennaio) sarà ricordato da molti per la battuta con cui il Pontefice ha tagliato corto: «A quest’ora, con lo stomaco che incomincia a muoversi, leggere nove pagine sarebbe una tortura»...

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Informare ci rende più liberi
L’incontro di papa Francesco con migliaia di partecipanti al Giubileo della comunicazione (25 gennaio) sarà ricordato da molti per la battuta con cui il Pontefice ha tagliato corto: «A quest’ora, con lo stomaco che incomincia a muoversi, leggere nove pagine sarebbe una tortura». Rimarranno però un riferimento importante, soprattutto per chi scrive – e, perché no, chi legge – un giornale, le parole del discorso consegnato. Tre le espressioni fondamentali.
La prima è vitalità, che è allo stesso tempo una constatazione e un auspicio “in un momento difficile della storia dell’umanità, con il mondo ancora ferito da guerre e violenze, dallo spargimento di tanto sangue innocente”. Per questo il Santo Padre è partito dal ringraziamento “a tutti gli operatori della comunicazione che mettono a rischio la propria vita per cercare la verità e raccontare gli orrori della guerra”, insieme al ricordo di tutti coloro che “hanno sacrificato la vita in quest’ultimo anno, uno dei più letali per i giornalisti” o che sono rinchiusi in qualche prigione per fedeltà al loro lavoro.
Seconda parola chiave è libertà. Il Papa ha rimarcato: “Un’informazione libera, responsabile e corretta è un patrimonio di conoscenza, di esperienza e di virtù che va custodito e va promosso. Senza questo, rischiamo di non distinguere più la verità dalla menzogna; senza questo, ci esponiamo a crescenti pregiudizi e polarizzazioni che distruggono i legami di convivenza civile e impediscono di ricostruire la fraternità”. In un successivo passaggio ha evidenziato la libertà come “il coraggio di scegliere” e “il coraggio di liberare il cuore da ciò che lo corrompe” ovvero da “quella putrefazione cerebrale” causata dalla dipendenza dal continuo scrolling” dei social, che rischia di far marcire.
Terza espressione sta nel trinomio responsabilità, vocazione e missione del comunicatore. Papa Francesco ha detto che è (o può essere) molto più di una professione. Si tratta, infatti, di scegliere le parole e le immagini con cui raccontare i fatti; di farlo optando per una comunicazione che “riaccende la speranza, crea ponti, apre porte”, anziché una che “accresce le divisioni, le polarizzazioni, le semplificazioni della realtà”. Di avere la capacità di vedere, ascoltare e riflettere, unita alla forza per una duplice complessa operazione ovvero mettersi “dalla parte di chi è emarginato, di chi non è visto né ascoltato” e far rinascere in chi legge, ascolta e guarda “il senso del bene e del male e una nostalgia per il bene che raccontate e che, raccontando, testimoniate”.

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