Logo La Nuova del Sud

La lezione di Etty l’ebrea

“Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, sarà troppo poco. Non si tratta di conservare questa vita ad ogni costo, ma di come la si conserva”...

|
La lezione di Etty l’ebrea
“Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, sarà troppo poco. Non si tratta di conservare questa vita ad ogni costo, ma di come la si conserva”. Con questa citazione di Etty Hillesum, scrittrice olandese ebrea, morta nemmeno trentenne nel campo di concentramento di Auschwitz il 30 novembre 1943, inizia il messaggio dei Vescovi italiani per la 36ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei (17 gennaio). Nelle sue Lettere, scritte proprio mentre è consapevole di andare incontro a quella morte che non ha rifiutato pur avendone la possibilità, rimarca spesso che la responsabilità più importante non è salvare se stessi, ma “offrire al mondo impoverito del dopoguerra” (di ogni dopoguerra), “un nuovo senso delle cose”. A lei invitano a guardare i vescovi ricordando ai credenti di tutte le religioni che oggi “non si tratta di difendere la nostra sopravvivenza nella società occidentale”, ma di avere bene in mente che “la nostra missione è quella di far germogliare speranza e costruire comunità”.In tale orizzonte va letta anche questa Giornata soprattutto “in questi ultimi tempi, segnati dal tragico atto terroristico del 7 ottobre 2023, dalla guerra successiva e dall’escalation del conflitto in Medio Oriente”. I Vescovi segnalano preoccupati come in Europa siano tornati “deprecabili atti di antisemitismo e incaute prese di posizione, a volte anche violente” ed evidenziano che in Italia ci sono stati “momenti di sospetto, incomprensioni e pregiudizi”. L’unica strada possibile, oltre che “decisiva anche per il futuro delle chiese cristiane”, rimane quella del dialogo, pur se oggi appare ancora debole, non facile, spesso relegato a questione di nicchia. Da combattere [...] rimane, per i Vescovi, soprattutto quello che Jules Isaac chiamava “insegnamento del disprezzo”. Lo storico francese ebreo (1877-1963), dopo aver visto la sua carriera rovinata dalle leggi razziali e la famiglia deportata ad Auschwitz, scelse come scopo della sua vita far riprende il dialogo tra cattolici ed ebrei: da una parte cercando di far conoscere agli ebrei il Gesù dei Vangeli, che lui nel frattempo aveva studiato; e dall’altra dimostrando, con basi esegetiche, come l’insegnamento del disprezzo degli ebrei portato avanti in tante comunità cristiane fosse un tradimento del Vangelo. Il suo pensiero ebbe profonda influenza anche nella stesura della storica dichiarazione conciliare Nostra aetate, di cui nel 2025 ricorre il sessantesimo anniversario.

Ultime Notizie di Luca Passarini

Bravi a fare il lavoro del diavolo

Bravi a fare il lavoro del diavolo

«Abbiamo fatto il lavoro del diavolo»: sono le parole del fisico Robert Oppenheimer subito dopo il Trinity Test, la prima detonazione di un’arma nucleare nella storia (16 luglio 1945). Nonostante all’inizio si giustificasse in quanto scienziato che stava sotto le scelte politiche, confessò più volte di sentirsi le mani sporche di sangue...

Europa periferia della Chiesa

Europa periferia della Chiesa

Per la prima volta nella storia a scegliere il Vescovo di Roma – ovvero colui che presiede nella carità tutte le Chiese – saranno per la maggioranza persone non europee...

L’orrido “mercato” dei figli

L’orrido “mercato” dei figli

Donne abbandonate in piena gravidanza, così recita una notizia di cronaca degli ultimi giorni su Repubblica. Vicende non nuove, se non fosse che qui non si tratta di mariti o compagni che se la danno a gambe, ma di un’agenzia di maternità surrogata...

Di quale genere è l’ideologia?

Di quale genere è l’ideologia?

Trump contro Topolino. Un titolo rilanciato più volte in questi giorni per riassumere l’iniziativa della presidenza americana di mettere sotto inchiesta alcune aziende – tra cui, appunto, Disney – accusate di attenzioni “esagerate” a politiche contro la discriminazione di gruppi numericamente piccoli...

Se il Papa è malato, tocca a noi

Se il Papa è malato, tocca a noi

“Ubi Petrus, ibi Ecclesia”: così scriveva nel IV secolo Ambrogio da Milano commentando il Salmo 118 come una grande catechesi su battesimo e Chiesa...