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Ma qualcosa rimane

Che rimane di Cattolica Assicurazioni? Che rimane della richiesta ai soci di votare l’aumento di capitale nascondendo di fatto l’intesa già conclusa con Generali? Che rimane dell’accordo strategico per rilanciare la compagnia a Verona e sul territorio? Che rimane della trasformazione dalla forma cooperativistica in Spa (benedetta come un evento storico…) nell’interesse di Verona e del suo territorio?

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Che rimane di Cattolica Assicurazioni? Che rimane della richiesta ai soci di votare l’aumento di capitale nascondendo di fatto l’intesa già conclusa con Generali? Che rimane dell’accordo strategico per rilanciare la compagnia a Verona e sul territorio? Che rimane della trasformazione dalla forma cooperativistica in Spa (benedetta come un evento storico…) nell’interesse di Verona e del suo territorio? Che rimane della retorica e degli interventi pronunciati al Festival di dottrina sociale per cui «sono i suoi valori fondanti e i suoi obiettivi, anche nella distribuzione sociale degli utili, a renderla diversa e speciale»? Che rimane della cancellazione di ogni riferimento “cattolico” da cui è nata? Che rimane del gruppetto del “buon governo”? Che rimane dei rumors che, se non si fosse approvata la trasformazione in Spa, i dipendenti di Cattolica sarebbero andati sotto il portone del vescovado a manifestare e protestare? Che rimane dell’impugnativa presentata da 38 soci presso il tribunale di Venezia, descritti dalla vulgata cittadina come degli “scappati di casa”? Che rimane della frettolosa nomina del cda di Fondazione Cattolica? Qualcosa rimane.Rimane anzitutto il fatto che Ivass (l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni), chiudendo l’indagine, ha inviato a Cattolica una dura reprimenda denunciando “condotte che per la loro opacità hanno pregiudicato il diritto dei soci di decisioni informate”. Ha censurato una gestione finanziaria (da Cattolica Beni immobiliari alla galassia H-Farm e Ca’ Tron H-Campus) che ha creato le premesse per la perdita di solidità del gruppo. Per non parlare delle retribuzioni e delle provvigioni. Ha condannato l’acquiescenza del cda richiedendo le dimissioni del consiglio ed esigendo la totale sostituzione dei componenti. Di fatto la dura requisitoria di Ivass ha imposto un cambio radicale su tre aspetti chiave: governance, remunerazione e capitale. Tutte questioni in buona parte di carattere etico, già sollevate su queste pagine a partire dal giugno scorso.Rimane un nome e una storia. Perché se Cattolica avesse un altro nome, non saremmo qui a parlarne. Perché questo nome rappresenta un patrimonio di significati che fanno la differenza rispetto ad altre compagnie assicurative. Certo, in tutta questa vicenda abbiamo registrato giudizi e scelte ambigue, opportuniste e ipocrite. Anche di cattolici veronesi. Ma una buona parte di vescovi, preti, laici, famiglie e associazioni in giro per tutta Italia ha assicurato con Cattolica la casa, i campi, l’auto, i risparmi, la vita. E lo ha fatto per quel ‘nome’. Per il significato di quel ‘nome’. Non per entrare a far parte di un club esclusivo. E alla fine rimane un appello. Una chiamata a riprendersi con orgoglio un’identità. Insomma non è una questione puramente tecnica, né un isolato incidente di percorso. È una questione di persone e di significati che rappresentano una città e un territorio. Non si tratta solo di un ‘affare’ nato male e proseguito peggio, ma è una questione morale, che chiama in causa la responsabilità personale e collettiva. Cattolica rappresentava valori profondamente radicati nella nostra cultura. Esprimeva il nesso tra identità e solidarietà, responsabilità e partecipazione. Polarità il cui nesso e tensione sono un patrimonio peculiare della Dottrina sociale della Chiesa. Cattolica spiegava la mutualità come aiuto reciproco che sa coniugare libera iniziativa e responsabilità sociale nell’edificazione del bene comune a servizio di tutta la comunità. E adesso? Dove sono i cattolici su questi temi? La nostra storia, la storia di questa città è scritta nelle scelte e nelle decisioni. Tutta la vicenda Cattolica chiede ai cattolici un sussulto d’orgoglio. È un appello a riprendersi un’identità smarrita. A tutti coloro che sono convinti che ci sono fedeltà che non tradiscono. E che hanno deciso di voltare pagina. Perché, anche tra le pagine scure, qualcosa rimane.

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