Cominciamo dai fatti, che questa volta sono anche un paradosso. Il Tribunale di Roma, seconda sezione civile, ha condannato il ministero dell’Interno a pagare oltre 21 milioni di euro per non aver sgomberato lo Spin Time Labs, il palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme, nel centro della capitale, occupato nell’ottobre del 2013 da circa trecento persone e diventato un centro sociale che ospita soprattutto migranti. La notizia è di ieri. Il ministero dell’Interno, e dunque la fiscalità generale, paga per aver ignorato per anni un sequestro preventivo ordinato dal gip del Tribunale di Roma il 31 marzo 2020. Quel provvedimento non è mai stato eseguito. E la sentenza è precisa: dare esecuzione a un provvedimento dell’autorità giudiziaria non rientra nel potere discrezionale della pubblica amministrazione.
Non è una scelta politica. E’ un obbligo. E la sua violazione è un illecito, art. 2043 del codice civile. Fin qui, il diritto. Poi comincia la politica, e la politica è più interessante. Il centro sociale Spin Time infatti non è stato sgomberato perché è politicamente scomodo sgomberarlo. Perché i movimenti per la casa a Roma sono l’ala extraparlamentare di un certo centrosinistra che non ha mai voluto rompere quella simbiosi. Non si sgombera chi ti porta i voti di piazza, chi mobilita le piazze quando ti serve, chi dà un’anima popolare alla tua campagna elettorale. E anche i governi di centrodestra cercano di non scontentare la sinistra. Per quieto vivere. E anche perché quel centro sociale piace, non solo alla sinistra, ma pure a una parte della Chiesa. Nel 2021, Roberto Gualtieri – allora candidato sindaco – aprì le sue primarie proprio tra quelle mura occupate. Il caso Spin Time mette in luce una contraddizione profonda della politica romana e italiana.
Roma è la capitale delle occupazioni abusive. Secondo i dati più recenti, nella capitale ci sono circa 7.000 occupazioni tra appartamenti, scuole e vecchie caserme, con circa 12.000 occupanti abusivi. Si invoca giustamente lo sgombero di CasaPound, ma quando si tratta di realtà vicine alla sinistra dei movimenti, improvvisamente il principio di legalità diventa negoziabile. Come se la legittimità di un’occupazione dipendesse dalle simpatie politiche di chi occupa. Ovviamente il centro sociale Spin Time, che offre letti e pasti a migranti e senza tetto, non è CasaPound, il centro sociale dei neofascisti romani, e non è Askatasuna, il centro sociale degli antagonisti che hanno assaltato la Stampa a Torino. Lo sgombero di Askatasuna aveva una ragione giudiziaria specifica, e quella ragione era la violenza. Spin Time non è un fortino dell’antagonismo. E tuttavia – ed è qui il punto – anche Spin Time è un palazzo occupato abusivamente. Anche su quello stabile, nel marzo 2020, un giudice ha emesso un decreto di sequestro preventivo. Anche quello stabile, dal 2022, figura al numero 9 del Piano degli sgomberi prioritari della Prefettura di Roma, inserito lì solo dopo che il Tar Lazio ha costretto l’amministrazione, in una città e in una regione a lungo governate dal centrosinistra, a farlo. E anche quello stabile, nonostante tutto ciò, è intoccabile. Non perché la legge non sia chiara. Ma perché è politicamente incomodo applicarla.
Nel 2023, quando sembrò imminente uno sgombero, il gotha romano del Pd e di Alleanza verdi e sinistra sfilò in corteo insieme ai movimenti per la casa. Oggi pomeriggio, sabato 21 febbraio, nello stesso stabile che un tribunale ha stabilito causare un danno allo stato, si tiene l’assemblea nazionale di “Compagno è il mondo” con Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Roberto Speranza, Arturo Scotto. Pranzo fisso a dieci euro nell’osteria interna.
Nel maggio del 2019, quando la società fornitrice di energia staccò la corrente a Spin Time per via di trecentomila euro di bollette non pagate, intervenne il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere di Papa Francesco, che si calò personalmente in un tombino di via Santa Croce in Gerusalemme e riallacciò la corrente. Da quel giorno Spin Time, che già godeva di una legittimazione politica, ha anche ricevuto una benedizione quasi sacra. Se anche il Papa sostiene gli occupanti, come possiamo sgomberarli? Ma quello che spesso si dimentica di raccontare è l’impatto che queste occupazioni hanno sul territorio circostante. L’Esquilino, quartiere multietnico e già complesso di Roma, deve fare i conti con la presenza di un edificio occupato che, nonostante le narrazioni edificanti, crea problemi di ordine pubblico e degrado urbano. Nel gennaio 2020, il comune di Roma è stato costretto a cancellare dal sito istituzionale del turismo ogni riferimento a Spin Time, dopo che era stato “consigliato” come attrazione culturale. La scoperta era stata fatta dagli stessi residenti dell’Esquilino, che da tempo cercano alleati istituzionali nella guerra al degrado. E quel centro sociale non lo vogliono. Ma contro lo sgombero, un mese fa, è stata firmata una petizione sostenuta da attori e registi di sinistra, tra cui Marco Bellocchio e Nanni Moretti, che a Roma abitano assai lontano da Spin Time, ovviamente. La petizione descrive Spin Time come “un’idea di umanità, di convivenza e di cittadinanza attiva”. Tra i firmatari compare anche Valerio Carocci, 31enne vicino al Pd di Nicola Zingaretti, una storia, la sua, fatta di occupazioni e riconversioni sanate dalla sinistra che diventano un business come il Cinema America – con 250.000 euro di finanziamento senza bando dal Comune di Roma.
Nessuno chiede di buttare per strada 400 persone. Esistono percorsi di regolarizzazione, housing sociale, progetti di co-housing gestiti da enti pubblici o del terzo settore. Soluzioni che richiedono tempo, risorse, impegno politico – e che associazioni di volontariato praticano ogni giorno, nel rispetto delle leggi, spesso con meno visibilità e meno cortei. Il centro di Roma convive da anni con un edificio sotto sequestro che nessuno tocca. Nel frattempo lo stato paga ventuno milioni per non averlo fatto.