Ce la vedete un’azienda di carta igienica sponsorizzare una delle squadre più forti del pianeta? No, ed in effetti non c’è. Perché non conviene: all’azienda stessa ma anche al club, la cui immagine verrebbe in qualche modo indebolita per via dell’accostamento con un prodotto utile, ma poco nobile...
“Faccia d’angelo” era un soprannome ma, più che altro, una presa in giro. Perché Roberto Rosato, di professore stopper, non si tirava mai indietro: gli attaccanti avversari si sarebbero dovuti scontrare con lui, uscendone con le ossa rotte...
Un quadro e una tapparella. Nella mia breve carriera da calciatore, ricordo di aver fatto solo queste due vittime. Della seconda fui quasi orgoglioso, perché in genere si mandano in frantumi i vetri delle finestre, non le tapparelle...
Giuseppe, nel suo piccolo, ha fatto la storia del calcio italiano. E il nome non è un indizio molto utile, perché di Giuseppe da ricordare ce ne sono tanti...
A molti di noi è capitato di tifare Giappone. Sin da piccoli, quando vedevamo Holly e Benji, cresciuti più velocemente di noi bambini, lasciare i tornei giovanili per andare alla conquista dei mondiali...
“Non lo so / nel mio viaggio dove arriverò / non lo so / per la strada cosa troverò”. Max Pezzali non sarà il più grande filosofo dei nostri tempi, ma i suoi testi non riesco a trovarli banali...
In carriera ha vinto tutto, tranne il Pallone d’Oro che peraltro avrebbe meritato nel 2010, quando trascinò la Spagna alla vittoria dei Mondiali, segnando nella finale contro l’Olanda...
«La corsa non è ancora terminata: perché stanno segnalando la fine?». Quella che Matt Reis pensava fosse il colpo di cannone per festeggiare il vincitore della maratona era in realtà ben altro.
Chi non conosce Domenico non sa cosa si perde. Io, per fortuna, non sono tra questi. È infatti un mio studente di seconda media. Dico “mio”, anche se in realtà lo vedo una sola ora a settimana e decine di insegnanti possono dire di conoscerlo meglio di me...
Si può dare dieci? Molti professori dicono di no. Ne ho conosciuto uno che dava anche la motivazione, peraltro non richiesta: «Il dieci si dà solo a Dio». Peraltro, è un voto un po’ troppo basso...
Al quarto minuto, su calcio d’angolo, il difensore dei verdi spazza l’area come peggio non potrebbe: ne viene fuori un pallone a campanile sul quale si avventa il capitano dei gialli...
Che si fa a Natale? Si gioca a calcio, almeno nella patria del football. Il resto viene dopo. Il 25 dicembre del 1937 a Stamford Bridge si affrontano Chelsea e Charlton...
Insieme non valgono un decimo di Holly, né hanno il talento di altri protagonisti del famoso cartone animato pallonaro, da Benji – che però è portiere – a Mark Lenders, Tom Becker e così via. I gemelli Derrick, James e Jason, sono però tra i più spettacolari del cartone animato.
Totti era il Pupone. Daniele, invece, era (ed è) Paponi. Un cognome simpatico per un giocatore arrivato presto nel calcio che conta, eppure mai troppo preso sul serio...
Un signor nessuno. Nell’estate del 1998 Christian Abbiati, 21 anni appena compiuti, arriva al Milan direttamente dal Monza. Obiettivo: farsi un po’ di esperienza in allenamento, da terzo portiere, e poco altro...
«Ho ragione io!». «No, io! Permettimi però di farti una domanda». «Dimmi pure». «Di cosa stavamo parlando?». «Francamente non ne ho idea, però… ho ragione io!». Molti litigi iniziano per un motivo preciso...
Lucas ha un gran sinistro. E se non basta per vincere le partite, pazienza. D’altra parte la sconfitta contro il Peñarol, la squadra più vincente dell’Uruguay, si poteva mettere in conto.
C’è un modo sicuro per fermare Cristiano Ronaldo: lanciarsi addosso a lui in un’entrata da karateka, e i tacchetti ben in vista. Lo fa Bouhlarouz ai Mondiali 2006 e funziona: il fuoriclasse finisce in infermeria, sostituito da un meno temibile Simao...
«Cartellino? Che faccio, lo cerco?». Il Real Madrid ha appena segnato il gol del 2-1 e il suo capitano Sergio Ramos, a pochi minuti dalla fine, chiede informazioni alla sua panchina...
Italia-Polonia, 14 ottobre 2018. Finisce bene per gli uomini di Mancini, che vincono 1-0. Inizia male per i telecronisti, invece, che per novanta minuti più recupero devono inerpicarsi nelle pronunce di alcuni nomi da scioglilingua: Szczesny, Bereszynski, Blaszczykowski, Jedrsejczyk...
I grandi campioni, spesso e volentieri, fanno dei giochi di magia. Tra i loro piedi, la palla sparisce da una parte e ricompare dall’altra, quando ormai – anche se il trucco l’hai capito – è troppo tardi per recuperare. Oppure ti fanno credere che stanno per scattare in una direzione e, appena hai abboccato alla finta, se ne vanno in quella opposta e tanti saluti...
«Tira piano, che gli fai male!». Da bambini, quando spesso davanti a noi avevamo il cuginetto più piccolo, gli adulti ci tenevano sotto controllo: guai a calciare il pallone troppo forte...
La vita a volte è complicata come una lunga corsa a ostacoli, cantava Max Pezzali (Io ci sarò, 1998) aggiungendo però che, al nostro fianco, corrono le persone che ci sono care...
«C’è un solo uomo in campo». Quante volte lo abbiamo pensato dopo una partita stratosferica di Maradona, Baggio, Messi o Ronaldo. Quando un campione brilla di luce propria, gli altri – compagni di squadra e avversari – sembrano servire solo a far numero: hanno semplicemente il privilegio di vedere le giocate del fenomeno di turno da posizione più ravvicinata...
Se ti chiamano “El Tractor” forse non hai i piedi di Pelé o Maradona. Ma è lo stesso un complimento: vuol dire che sai andare per la tua strada, che non ti ferma nessuno, perché nessuno – o quasi – può fermare un trattore.
Giuseppe, nel suo piccolo, ha fatto la storia del calcio italiano. E il nome non è un indizio molto utile, perché di Giuseppe da ricordare ce ne sono tanti...
A molti di noi è capitato di tifare Giappone. Sin da piccoli, quando vedevamo Holly e Benji, cresciuti più velocemente di noi bambini, lasciare i tornei giovanili per andare alla conquista dei mondiali...
“Non lo so / nel mio viaggio dove arriverò / non lo so / per la strada cosa troverò”. Max Pezzali non sarà il più grande filosofo dei nostri tempi, ma i suoi testi non riesco a trovarli banali...
In carriera ha vinto tutto, tranne il Pallone d’Oro che peraltro avrebbe meritato nel 2010, quando trascinò la Spagna alla vittoria dei Mondiali, segnando nella finale contro l’Olanda...
«La corsa non è ancora terminata: perché stanno segnalando la fine?». Quella che Matt Reis pensava fosse il colpo di cannone per festeggiare il vincitore della maratona era in realtà ben altro.
Chi non conosce Domenico non sa cosa si perde. Io, per fortuna, non sono tra questi. È infatti un mio studente di seconda media. Dico “mio”, anche se in realtà lo vedo una sola ora a settimana e decine di insegnanti possono dire di conoscerlo meglio di me...
Si può dare dieci? Molti professori dicono di no. Ne ho conosciuto uno che dava anche la motivazione, peraltro non richiesta: «Il dieci si dà solo a Dio». Peraltro, è un voto un po’ troppo basso...
Al quarto minuto, su calcio d’angolo, il difensore dei verdi spazza l’area come peggio non potrebbe: ne viene fuori un pallone a campanile sul quale si avventa il capitano dei gialli...
Che si fa a Natale? Si gioca a calcio, almeno nella patria del football. Il resto viene dopo. Il 25 dicembre del 1937 a Stamford Bridge si affrontano Chelsea e Charlton...
Insieme non valgono un decimo di Holly, né hanno il talento di altri protagonisti del famoso cartone animato pallonaro, da Benji – che però è portiere – a Mark Lenders, Tom Becker e così via. I gemelli Derrick, James e Jason, sono però tra i più spettacolari del cartone animato.
Totti era il Pupone. Daniele, invece, era (ed è) Paponi. Un cognome simpatico per un giocatore arrivato presto nel calcio che conta, eppure mai troppo preso sul serio...
Un signor nessuno. Nell’estate del 1998 Christian Abbiati, 21 anni appena compiuti, arriva al Milan direttamente dal Monza. Obiettivo: farsi un po’ di esperienza in allenamento, da terzo portiere, e poco altro...
«Ho ragione io!». «No, io! Permettimi però di farti una domanda». «Dimmi pure». «Di cosa stavamo parlando?». «Francamente non ne ho idea, però… ho ragione io!». Molti litigi iniziano per un motivo preciso...
Lucas ha un gran sinistro. E se non basta per vincere le partite, pazienza. D’altra parte la sconfitta contro il Peñarol, la squadra più vincente dell’Uruguay, si poteva mettere in conto.
C’è un modo sicuro per fermare Cristiano Ronaldo: lanciarsi addosso a lui in un’entrata da karateka, e i tacchetti ben in vista. Lo fa Bouhlarouz ai Mondiali 2006 e funziona: il fuoriclasse finisce in infermeria, sostituito da un meno temibile Simao...
«Cartellino? Che faccio, lo cerco?». Il Real Madrid ha appena segnato il gol del 2-1 e il suo capitano Sergio Ramos, a pochi minuti dalla fine, chiede informazioni alla sua panchina...
Italia-Polonia, 14 ottobre 2018. Finisce bene per gli uomini di Mancini, che vincono 1-0. Inizia male per i telecronisti, invece, che per novanta minuti più recupero devono inerpicarsi nelle pronunce di alcuni nomi da scioglilingua: Szczesny, Bereszynski, Blaszczykowski, Jedrsejczyk...
I grandi campioni, spesso e volentieri, fanno dei giochi di magia. Tra i loro piedi, la palla sparisce da una parte e ricompare dall’altra, quando ormai – anche se il trucco l’hai capito – è troppo tardi per recuperare. Oppure ti fanno credere che stanno per scattare in una direzione e, appena hai abboccato alla finta, se ne vanno in quella opposta e tanti saluti...
«Tira piano, che gli fai male!». Da bambini, quando spesso davanti a noi avevamo il cuginetto più piccolo, gli adulti ci tenevano sotto controllo: guai a calciare il pallone troppo forte...
La vita a volte è complicata come una lunga corsa a ostacoli, cantava Max Pezzali (Io ci sarò, 1998) aggiungendo però che, al nostro fianco, corrono le persone che ci sono care...
«C’è un solo uomo in campo». Quante volte lo abbiamo pensato dopo una partita stratosferica di Maradona, Baggio, Messi o Ronaldo. Quando un campione brilla di luce propria, gli altri – compagni di squadra e avversari – sembrano servire solo a far numero: hanno semplicemente il privilegio di vedere le giocate del fenomeno di turno da posizione più ravvicinata...
Se ti chiamano “El Tractor” forse non hai i piedi di Pelé o Maradona. Ma è lo stesso un complimento: vuol dire che sai andare per la tua strada, che non ti ferma nessuno, perché nessuno – o quasi – può fermare un trattore.