Logo La Nuova del Sud

Preghiera, perseveranza e fiducia

XXIX domenica del Tempo OrdinarioIn quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

|
Ci avviamo alle ultime domeniche dell’anno liturgico del ciclo C e contemporaneamente verso gli ultimi avvenimenti del viaggio di Gesù verso Gerusalemme. In quest’ultima parte del viaggio l’evangelista Luca riporta insegnamenti di Gesù rappresentati soprattutto da parabole e fatti di vita vissuta. In questa domenica e nella prossima ci sono due insegnamenti sulla preghiera impartiti mediante due parabole: oggi quella del giudice iniquo e della vedova importuna.L’evangelista introduce questa parabola come esplicitazione della “necessità di pregare sempre senza stancarsi mai”. I destinatari della parabola si possono rintracciare nei discepoli, quali interlocutori di Gesù nominati nel capitolo precedente (Lc 17,22); la parabola è detta per loro ed è specialmente per loro che vale questa necessità della preghiera: coloro che sono alla sua scuola si distinguono non solo perché pregano, ma perché vivono un impegno incessante nella preghiera.Il termine per dire la “necessità” di pregare è indicato da una forma verbale: “si deve”. “è necessario”. Nel vangelo di Luca essa sta a indicare ciò che deve accadere, che va fatto perché appartiene alla volontà di Dio: è necessario e doveroso perché Dio lo desidera e lo richiede. La preghiera incessante è dunque profondamente richiesta da Dio, così come egli desidera che suo Figlio stia accanto ai peccatori e li salvi attraverso la sua morte e risurrezione. Essa inoltre è caratterizzata da un’estensione temporale (in ogni istante, in tutti i momenti) e dall’indomabilità (senza stancarsi mai). Per questo l’orazione del discepolo deve essere combattiva contro le interferenze del male e invincibile nella perseveranza.Il racconto della parabola inizia con la presentazione dei due protagonisti: il giudice che “non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno” e una vedova che chiede giustizia contro un “avversario” in una causa non meglio precisata. Le caratteristiche del giudice ne fanno esattamente l’opposto di quanto il Signore propone come qualità fondamentali di chi cerca sinceramente la volontà di Dio: l’amore di Dio e del prossimo. Del resto anche nell’antico Testamento il timore di Dio è indicato come presupposto essenziale per una corretta amministrazione della giustizia (vedi 2 Cr 19, 8-9). Resta una questione dolorosamente aperta sapere quali titoli professionali avesse il giudice che mancava dell’elemento essenziale previsto dallo spirito biblico. La seconda caratteristica negativa del giudice è la mancanza di qualsiasi riguardo verso gli uomini. Non solo non tiene in nessuna considerazione la condizione della vedova, per la quale, secondo la legge di Dio ci sarebbe stato bisogno di un’attenzione particolare, ma l’espressione usata nel racconto (mancanza di riguardo per gli uomini) sta a dire che il giudice era carente totalmente di spirito umanitario.Il secondo protagonista, la vedova, pone l’accento fortemente sulla diseguaglianza delle forze in campo: c’è un uomo potente per il suo incarico pubblico e una donna marginale, quasi una minorenne senza tutore, perché tale era la posizione della vedova nella società di allora. Lei andava con insistenza dal giudice per avere giustizia in una causa per la quale era stata trascinata in giudizio da qualcuno che aveva sporto querela nei suoi confronti. Il giudice lascia passare parecchio tempo prima di mettere mano alla situazione della vedova. Alla fine interviene, ma non perché abbia dei buoni principi, giacché ribadisce di non averne e riafferma la sua identità di uomo senza scrupoli e senza timore di Dio. Le sue motivazioni risiedono nel modo di fare della vedova: essa era diventata per il giudice l’assillo più pesante, la parte più disturbante della sua attività e forse teme anche delle conseguenze non prevedibili dell’insistenza della vedova.La conclusione della parabola: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto» rende bene la contraddizione drammatica insita nella persona del giudice. L’aggettivo “disonesto” coglie il senso del suo atteggiamento: egli non è onesto prima di tutto con se stesso, non c’è coerenza tra ciò che è interiormente e ciò che professa di mestiere; eppure anche una persona così incoerente si muove a risolvere la situazione della vedova. È evidente che tra il giudice e Dio non c’è proporzione alcuna quindi la domanda finale («E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?») non può che avere una risposta ampiamente positiva. Se una persona incoerente come il giudice disonesto interviene in favore della vedova, che cosa non farà Dio per i suoi eletti? Gli eletti sono evidentemente coloro che hanno un rapporto particolare con Dio e questo potrebbe far pensare che Gesù si stia rivolgendo qui ai suoi discepoli, per svelare quale riguardo abbia Dio nei loro confronti.L’espressione “giorno e notte” indica, nel linguaggio biblico, la persistenza della preghiera, mentre la domanda finale («Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?») evidenzia il contrasto tra la prontezza di Dio nell’intervenire a favore degli eletti e la fede degli stessi. La dilazione tra la promessa a proposito del ritorno finale di Gesù e il suo compimento potrebbe indurre a non fidarsi di quanto detto dal Signore: il discepolo deve mantenere viva la fiducia che il suo Maestro e Signore tornerà, sarà lui personalmente l’esaudimento che gli eletti invocano.Non occorrono tante parole per indurci a confrontare il nostro modo di pregare con quanto ha detto Gesù in questa pagina di Vangelo.

Ultime Notizie di don Adelino Campedelli

Dio dei vivi non dei morti

XXXII Domenica del Tempo ordinarioIn quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Vedere Gesù e accoglierlo

XXXI domenica del Tempo ordinarioGesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Chi è giusto davanti a Dio

XXX domenica del tempo ordinario (anno C)In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

La potenza della fede

XXVII domenica del Tempo OrdinarioIn quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Ciò che vede l’uomo e ciò che vede Dio

XXVI domenica del Tempo Ordinario«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”»..