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Amor ch’a nullo amato amar perdona

Sotto la guida di Virgilio, Dante sta percorrendo il secondo cerchio dell’Inferno. È il cerchio riservato a coloro che hanno sottomesso la ragione all’istinto, nel caso specifico all’impeto della lussuria. Si trovano perciò nella bufera infernale che manifesta la bufera morale da essi sperimentata nella vita terrena, sottomettendosi alla violenza della passione, invece di lasciarsi guidare dalla saggezza della ragione.

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Amor ch’a nullo amato amar perdona
Sotto la guida di Virgilio, Dante sta percorrendo il secondo cerchio dell’Inferno. È il cerchio riservato a coloro che hanno sottomesso la ragione all’istinto, nel caso specifico all’impeto della lussuria. Si trovano perciò nella bufera infernale che manifesta la bufera morale da essi sperimentata nella vita terrena, sottomettendosi alla violenza della passione, invece di lasciarsi guidare dalla saggezza della ragione. Siamo nel canto quinto, quando Dante incontra Paolo e Francesca, simbolo dell’amore cortese. Pur dovendo evocare tempi tristi nella miseria, cosa che desta un grande dolore, Francesca entra in dialogo confidente con Dante. Da segnalare un dato singolare: mentre la tonalità musicale dell’intera cantica dell’Inferno è cupa, e lo è anche nel canto quinto, Dante cambia tonalità musicale, da cupa ad elegiaca, in alcuni versi: “Quali colombe dal desio chiamate...”; “Siede la terra dove nata fui...”. Il poeta sembra rimanere come sospeso nel suo stesso giudizio, e come sconfortato, pensando all’esito di quell’amor cortese, se non fosse stato segno di tradimento coniugale. Leggendo la storia di Lancillotto e Ginevra, dal loro “desiato riso”, Paolo e Francesca furono indotti a baciarsi sulla bocca: “La bocca mi baciò tutto tremante”. Sorpresi in flagrante dal marito di Francesca, Gianciotto Malatesta. Evochiamo almeno i tre versi centrali: “Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende … / Amor ch’a nullo amato amar perdona … / Amor condusse noi ad una morte” (Inferno V,100.103.106).Il canto di Francesca e Paolo è tra più amati dell’intera Divina Commedia, soprattutto dai giovani. È il canto del dramma di un amore che nasce dal profondo del cuore e che, tuttavia, parte da una condizione drammatica, di non liceità. Per Dante il senso di un amore autentico è quello che abita, spontaneo, in un cuore gentile. Un tale amore non può non venir ricambiato dalla persona che si sente amata. L’amore autentico ha cioè una sua logica, quella del dare e del ricevere.L’anno del Giubileo potrebbe essere propizio per la riscoperta del vero amore, riflesso dell’amore di Dio.
† Giuseppe ZentiVescovo emerito di Verona

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